Scafatese da record, un "miracolo" campano. Anche il Napoli osserva
La Scafatese è a un passo dalla promozione in Serie C. Campionato trionfante da parte della compagine del presidente Romano. Analizziamo il modello dello storico club campano. E il Napoli osserva.

Nel panorama spesso prevedibile del calcio italiano, c’è una realtà che nelle ultime settimane ha rotto gli schemi, attirando attenzione ben oltre i confini della propria categoria: la Scafatese. Numeri, record e una narrazione che ha il sapore delle grandi cavalcate sportive stanno trasformando il club campano in uno dei casi più curiosi e discussi della stagione. Sul campo i dati parlano con chiarezza quasi brutale. Una squadra capace di imporre ritmo, organizzazione e una continuità di rendimento rara a questi livelli. La Scafatese non vince soltanto: domina le partite. Baricentro alto, aggressione immediata alla perdita del pallone e un attacco che produce occasioni con regolarità quasi industriale. Il risultato è una macchina da gol che ha costruito una striscia di risultati utili capace di far girare la testa anche agli osservatori più scettici. Entriamo nel fenomeno Scafatese.
Alla scoperta della Scafatese
Nel girone G del Campionato nazionale di Serie D, dopo la 26ᵃ giornata, con la decima vittoria consecutiva, la Scafatese ha raccolto 66 punti senza mai perdere una partita, con 20 vittorie e 6 pareggi. Questo primato la rende al momento l’unica squadra imbattuta in uno dei massimi campionati italiani (Serie D compresa) per la stagione 2025-26. La seconda in classifica, il Trastevere Calcio, è distante ben 17 punti, a testimoniare la continuità e la superiorità della formazione di mister Ferraro in questa stagione.
FENOMENO VINTAGE IN UN CALCIO IN CRISI
Ma il fenomeno Scafatese non si esaurisce nei novanta minuti. A dare ulteriore colore alla vicenda è la figura del suo presidente, Felice Romano, alla guida di un’importante azienda conserviera legata alla produzione e commercializzazione del pomodoro San Marzano, realtà che negli anni ha conosciuto un percorso di crescita e internazionalizzazione, arrivando anche sul mercato nordamericano. Il suo brand “Regina San Marzano” pochi mesi fa ha ceduto il 49% delle azioni alla multinazionale Campbell’s Company con un investimento di 286 milioni di dollari. Questa esperienza manageriale è diventata la base del suo approccio al calcio: visione aziendale, investimenti mirati e attenzione alla struttura del club. Da quando nel giugno del 2024 Romano ha assunto la presidenza della Scafatese, ha avviato un nuovo ciclo societario con l’obiettivo dichiarato di trasformare il club in una realtà stabile e ambiziosa del calcio nazionale dilettantistico, con lo sguardo rivolto anche alle categorie superiori. Sempre molto presente e mediaticamente riconoscibile, non è certo un dirigente silenzioso. Interviene spesso nel dibattito pubblico, dialoga con i tifosi e utilizza la comunicazione come parte della strategia societaria. Il suo stile diretto, talvolta teatrale, è sempre orientato a trasmettere ambizione e senso di appartenenza. Questo lo ha reso rapidamente uno dei personaggi più riconoscibili nel panorama della Serie D. Un dirigente dal profilo istrionico, capace di trasformare ogni dichiarazione in un titolo e ogni partita in un evento mediatico. In un calcio sempre più ingessato nelle formule della comunicazione istituzionale, il suo stile diretto e spesso sopra le righe ha riportato una dose di teatralità che ricorda certi presidenti d’altri tempi. Miscela particolare di imprenditorialità, visione e personalità, il Presidente ha trasformato il club gialloblù in uno dei casi più discussi della stagione, arrivando al calcio con il profilo tipico dell’imprenditore del territorio. Abituato a muoversi nei mercati, a prendere decisioni rapide e a costruire progetti con una logica aziendale ben definita.
Quando ha assunto la guida della Scafatese, lo ha fatto con un’idea chiara: restituire centralità a una piazza storica del calcio campano e riportarla stabilmente ai vertici del panorama dilettantistico. Il suo stile dirigenziale è tutto fuorché anonimo. Romano vive il calcio con partecipazione diretta, presenza costante e una comunicazione spesso colorita. Non ama il ruolo del presidente silenzioso: preferisce stare dentro la scena, parlare con i tifosi, commentare le partite e difendere con decisione la sua squadra. Ma dietro la teatralità c’è anche una strategia precisa. Romano ha impostato la Scafatese con criteri aziendali: rafforzamento dell’organizzazione societaria, attenzione alla costruzione della rosa, valorizzazione dell’identità del club e della sua città. L’obiettivo dichiarato non è soltanto vincere nell’immediato, ma costruire una struttura solida capace di sostenere ambizioni più alte. In un calcio spesso dominato da prudenza e comunicazione controllata, Romano rappresenta quasi una figura d’altri tempi: il presidente-patron che vive ogni partita con trasporto, che alimenta il dibattito e che non teme di esporsi. E mentre la Scafatese continua a collezionare risultati e a far parlare di sé, la sua figura resta inevitabilmente al centro del racconto: perché in certe storie di calcio, il carattere del presidente diventa parte integrante della squadra. Una figura che ha riportato entusiasmo e ambizione attorno alla Scafatese e che, nel bene o nel male, ha trasformato il club gialloblù in una delle storie più raccontate del calcio campano degli ultimi anni.
IL PROGETTO SCAFATESE
La gestione Romano si caratterizza per un progetto che va oltre il campo:
- investimenti nella struttura societaria e organizzativa
- rilancio del settore giovanile
- rafforzamento dell’identità del club con la città
- iniziative per migliorare lo stadio Giovanni Vitiello e le infrastrutture del club
In questa logica rientrano anche operazioni di grande visibilità, come l’arrivo di figure importanti del calcio italiano nello staff dirigenziale. L’organigramma attuale vede ruotare attorno alla figura principale del Presidente, un’ area dirigenziale composta dall’amministratore delegato Francesco Caso, dal Direttore generale Mirko Scermino, dal segretario Carlo Staiano, e dal Direttore sportivo Pietro Fusco, oltre ad uno Staff tecnico di prima scelta, composto dall’allenatore Giovanni Ferraro e dal suo secondo Michele Zeoli, dal Match Analyst Flavio Marzullo, dal preparatore dei portieri Stefano Russo, dal preparatore atletico Jacopo Petrucci. La struttura è completata poi dallo Staff medico, con il Medico sociale Dott. Giovanni D’Auria, i fisioterapisti Francesco Ostieri e Antonio Adinolfi, e il massaggiatore Mattia Annunziata. Senza dimenticare i magazzinieri Raffaele Oliva, Carmine Ferrante e Giuseppe Calabrese.
PROFILI GIOVANI SOTTO OSSERVAZIONE
Una tale organizzazione capillare, in una stagione scintillante, ha portato alla luce profili potenzialmente interessanti anche per lo scout del Napoli, ultimamente molto attento alle realtà giovanili regionali anche a livelli cosiddetti “minori”. Ecco che quindi profili come quello del portiere scuola Spezia Matteo Leonardo (2007), del difensore laterale destro Vincenzo Guerra (2006) e del laterale sinistro Catello Esposito (2006) sono senza ombra di dubbio da seguire attentamente nella loro crescita. Ma l’egregio lavoro svolto a livello di vivaio è ulteriormente testimoniato dal fatto che ultimamente ben tre giovani calciatori del settore giovanile della Scafatese Calcio 1922 sono stati scelti per le rispettive Rappresentative Nazionali: Kemu Jammeh, attaccante classe 2011, è stato convocato nella Rappresentativa Nazionale Under 15, Raffaele Raiola, terzino sinistro classe 2010, ha ricevuto la convocazione per la Rappresentativa Nazionale Under 16, Thiam Medoune, difensore centrale classe 2009, è stato invece scelto per la Rappresentativa Nazionale Under 17.
UNA STAGIONE STORICA
Il risultato del riassetto voluto dalla proprietà è un mix esplosivo: prestazioni convincenti sul campo e una narrazione fuori dal campo che amplifica ogni vittoria e ogni record. In un sistema calcistico che fatica a raccontare storie nuove, la Scafatese sta riuscendo nell’impresa più difficile, quella di farsi notare a livelli spesso trascurati dal calcio che conta. La squadra di mister Giovanni Ferraro, che gioca con un sistema 1-4-3-3 caratterizzato da pragmatismo, ampiezza e verticalità, è l’unica imbattuta nei massimi campionati italiani, con un record mai visto prima. Dopo 26 giornate del campionato di Serie D 2025-2026, la squadra gialloblù mantiene una striscia impressionante di zero sconfitte, un traguardo raro per qualsiasi club italiano, soprattutto in un campionato competitivo come la Serie D. I “canarini” guidano il Girone G con un margine di vantaggio molto ampio, cosa che la pone come favorita per la promozione e per la conquista del titolo di campione del girone. Con una difesa compatta, appena 16 reti al passivo, e un attacco incisivo, 55 reti all’attivo, la squadra ha saputo gestire le varie insidie stagionali, contro squadre di vertice e negli scontri diretti.
Nei prossimi turni la Scafatese è chiamata a confermare questo trend positivo per chiudere la stagione in testa e conquistare la promozione in categorie superiori. La pressione resta alta, ma la squadra sembra avere tutte le carte in regola per chiudere il campionato senza sconfitte, un’impresa difficile ma non impossibile per chi oggi è protagonista assoluta di una stagione che non sembra rappresentare soltanto una corsa verso la promozione, ma qualcosa di più profondo. Un vero e proprio sogno che cammina sull’erba e che prende forma tra cori, bandiere e cuori che battono all’unisono. Il sogno di una città che si riconosce nei colori gialloblù, che partita dopo partita vede la propria squadra restare in piedi, mai piegata, mai sconfitta, e anzi pronta per la Serie C.
Per vedere la nostra analisi video sulla Scafatese clicca sul play sottostante

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