"El Tigre", il fuoriclasse che i napoletani rimpiangono. I 5 gol al Valencia e il tandem con Careca
Ancora oggi i tifosi del Napoli provano un grande sentimento per Daniel Fonseca, grande attaccante arrivato probabilmente nel momento sbagliato.

Prima di Tom Tom Bogliacino, del Panteron Zalayeta e prima ancora del Matador Cavani (di cui anni dopo a Sky ebbe da ridire sulla sua esternazione della fede), il primo idolo Charrùo a Napoli fu Daniel Fonseca, detto El Tigre. I napoletani lo conobbero in un Napoli Cagliari del 1990-91 (l’anno duro del distacco da Maradona): fu lui con una sua rete (la prima in A) a interrompere l’imbattibilità casalinga dei campioni d’Italia che durava da ben 17 mesi. Due anni dopo in quello stadio finirà per giocarci: Daniel è il pezzo pregiato del mercato 1992, Ferlaino dopo un estenuante trattativa con Cellino, vince la concorrenza della Juventus, e lo regala a Claudio Ranieri (suo primo tecnico in Italia). Costo dell’operazione: 15 miliardi più il cartellino di Pusceddu. Il Napoli manca di un grande numero 11 dall’addio di Andrea Carnevale, né Silenzi né Padovano, lo hanno fatto dimenticare. Daniel è un giocatore diverso, più simile ad un Careca (di cui Fonseca imitava il balletto dopo i gol) o ad un Giordano.
I tifosi con lui hanno (almeno sulla carta) il miglior tridente dai tempi della MAGICA (Maradona, Giordano, Careca), con Zola e Careca, uniti all’acquisto di Thern e alla conferma di molti di quelli che l’anno prima sono arrivati quarti. A Napoli si sogna l’assalto al Milan stellare di Fabio Capello. L’inizio è fantastico: Fonseca segna in campionato a Foggia e ne fa cinque nella notte Uefa al Mestalla, contro il Valencia di Hiddink: quella cinquina resterà nella storia del club azzurro, essendo ancora oggi il record di gol in una singola gara europea. Poi qualcosa va storto sia in Uefa (con Weah e il suo Psg che buttano fuori il Napoli) che in campionato e e Ranieri paga con l’esonero, e per salvare un Napoli ormai alla deriva viene richiamato il tecnico dei trionfi più belli, Ottavio Bianchi. Daniel in quella stagione che segna il tramonto delle grandi campagne acquisti firmate Ferlaino, è comunque il miglior marcatore partenopeo con ben 16 realizzazioni, 12 reti per Zola, Careca (all’ultima stagione prima di partire per il Giappone, si ferma a 7). L’anno dopo si conferma (i gol saranno 15) il Napoli ha venduto pezzi pregiati quali Zola e Crippa, il peso dell’attacco e quasi esclusivamente sulle sue spalle ma nonostante questo riuscirà, affiancato da Paolino Di Canio e Buso - con Marcello Lippi in panca - ad ottenere un’insperata, viste le premesse della stagione, zona Uefa. Di quell’anno ricordiamo la doppietta al Cagliari col famoso gesto dell'ombrello verso i suoi ex tifosi, fu la sua personale rivincita verso i tifosi del Sant’Elia che lo avevano fischiato anche nel campionato precedente. L’idillio sportivo tra Napoli ed El Tigre finirà l’anno dopo, il Napoli è ormai in una crisi economica irreversibile, e Ferlaino lo cede alla Roma di Sensi per 17,5 miliardi di lire più il cartellino di Benito Carbone valutato 7,5 miliardi di lire. Ma l’amore per la città rimarrà, visto che i suoi due figli (anch’essi calciatori, Matias e Nicolas) sono nati all’ombra del Vesuvio.
Fabio Gentiluomo - Luca Cirillo


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