Ziliani: "Zielinski, da De Laurentiis uno sfregio a un uomo e a un campione vero"
Paolo Ziliani, giornalista, attraverso i social critica la gestione del caso Piotr Zielinski da parte del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis.

Piotr Zielinski è stato escluso dalla lista Champions League del Napoli. Una decisione che è stata accolta con delusione e rabbia non solo dal polacco, ma anche da tantissimi tifosi azzurri. Ecco quanto scrive Paolo Ziliani su X a tal riguardo: "Il Napoli che getta via Zielinski: un imperdonabile sfregio a un uomo e a un campione vero (e a chiunque ami il calcio). Sbarazzarsi di Piotr col Barcellona che bussa alle porte, oltre che una caduta di classe di De Laurentiis, è un sacrilegio e un harakiri per il club – Un affronto non degno di uomini di sport".
"Quando Pelè, pochi minuti prima di scendere in campo nella finale mondiale di Città del Messico, nel 1970, seppe che l’Italia avrebbe giocato senza Rivera, escluso di squadra da Valcareggi, si stupì, si fece pensieroso e poi disse: “Se questi non mettono in campo il Pallone d’Oro, devono essere veramente forti”. E non che l’Italia fosse scarsa: ma la partita finì 4-1 per il Brasile perché quelli veramente forti erano loro, Carlos Alberto e Jairzinho, Gerson e Tostāo, Rivelino e Pelè. E naturalmente nessuno può sapere come sarebbe andata se Rivera, invece dei 6 minuti finali, di minuti ne avesse giocati 90: avrebbe vinto lo stesso il Brasile, probabilmente, ma di certo vedere un talento come il Golden Boy, il Pallone d’Oro in carica dopo la Coppa dei Campioni vinta l’anno prima (4-1) contro l’emergente Ajax di Cruijff e in stato di grazia, in quei giorni, dopo il 4-1 rifilato al Messico nei quarti di finale con un suo gol e due assist per i due gol del rinato Riva, per non parlare della leggendaria rete del 4-3 segnata nella semifinale-cult con la Germania, vedere un talento del genere escluso dalla finale mondiale – dicevo – non fu una buona cosa né per l’Italia né per il calcio. Se hai Pelè, Pelè gioca", ha aggiunto Ziliani.
Il giornalista chiuse così il suo ragionamento: "Se hai Maradona, Maradona gioca. Se hai Rivera, Rivera gioca. Perché Pelè, Maradona e Rivera sono il calcio. Lo sono anche oggi che non ci sono più (i primi due) o che non giocano più (il Golden Boy)".
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