Totò deluso da Fellini dopo una cena. Ma il regista "lo utilizzò" al meglio nel film "I vitelloni"

Il noto artista Piermacchié ha evidenziato un aspetto sfuggito a tanti: Fellini capì più di ogni altro la grandezza del Principe della risata.
La serata cominciò bene, con l'entusiasmo di chi si aspettava grandi cose, e invece quella cena finì senza proposte, senza nessun film da pensare insieme. Il "registone", così come lo chiamò lui, voleva solo trascorrere una serata in sua compagnia e Totò ne rimase troppo deluso. Fellini non ha mai fatto un film con Totò, questo è quello che dicono tutti, ma non è vero. Si, ci sono le ultime inquadrature di "Dov'è la libertà", che il giovane Federico si trova a girare, ma il film è di Rossellini. Il sognante scrittore di luce, l'onirico ricreatore di maschere e clown invece, ha mostrato il grande attore nella sua verità più assoluta dentro uno spazio breve di pellicola, quanto basta a presentare la sua grandezza. Oggi l'essenza del Principe si ritrova per le strade di Napoli sulle bancarelle dei souvenir, dove tra presepi, tamburelli e cornicelli, maschere di cartapesta e riproduzioni ad arte di sfogliatelle, pizze e babà, c'è il burattino di Pulcinella assieme a quello di Totò. Ma già all'epoca Fellini lo aveva consacrato al di sopra dell'umano.
Nonostante fosse contemporaneo agli altri grandi attori, Antonio de Curtis era un'altra cosa e il sommo regista lo capì sin dal principio. Nel film "I vitelloni" c' è la scena del carnevale, su di un carro un'enorme figura di Totò in carta pesta passa come un' apparizione. Mentre il grande Alberto Sordi e gli altri scrivevano la storia del cinema, quel carro testimoniava l'esistenza di una figura mitologica in vita, che in quei pochi secondi di pellicola già mostrava il suo eterno attraverso ed oltre il film. Per il registone Totò era già monumento, bastava un fotogramma di quella grandezza, non c' era bisogno di un film intero. Diceva di lui: "Che valore poteva avere una storia per un personaggio così, che le storie ce le aveva già tutte scritte sulla faccia?" come a dire: "che faccio a fare un film con Totò se già la sua faccia è piena di film?". F ellini ha usato Totò nella maniera più giusta, come figura eterea e impalpabile, benché attore del tempo, allo stesso tempo già maschera senza tempo.
Piermacchié








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