Spalletti è Mister Wolf: da Boccaccio a Lucio Dalla e Totò ricordando il braccio di D10s

Napoli ama profondamente il suo Mister che dal 4 maggio 2023 è entrato a far parte, per sempre, dello stato di famiglia della Nazione partenopea.
Luciano Spalletti e il Napoli si erano incontrati per la prima volta il 21 agosto del 1988. Era il girone 7 del primo turno della Coppa Italia, sul neutro del Picchi di Livorno. Era il Napoli più forte di sempre (che qualche mese dopo si prese l’Europa nella leggendaria notte di Stoccarda) e vinse per tre a uno contro lo Spezia. C’è un'azione che colpisce e che è emblematica del rapporto tra Luciano e il mondo partenopeo: Maradona, dopo il pareggio di Ceccaroni, parte dal cerchio di centrocampo salta mezzo Spezia e al limite dell’area di rigore Spalletti non può far altro che prenderlo per il braccio e fargli fallo. Dal fallo scaturisce poi la classica punizione telecomandata del Pelusa, che dopo la traversa Carnevale è lesto a mettere dentro. Da quel giorno Luciano ha continuato ad essere un buon calciatore, per poi diventare uno dei tecnici più visionari degli ultimi 20 anni del nostro calcio.
Ha scalato le varie categorie portando l’Empoli nuovamente in A, è retrocesso con la Sampdoria di Mantovani, ha avuto a che fare con un presidente vulcanico e capace come Zamparini, ha centrato la Champions per la prima volta della storia dell’Udinese (che quell'anno doveva solo salvarsi), ha rilanciato la Roma dell’ultima gestione Sensi inventando il falso nueve qualche anno prima di Guardiola con Totti a vincere scarpa d’oro e a togliere quel che si poteva togliere all’imbattibile Inter post calciopoli.
Poi è andato a vincere due campionati con lo Zenit nella Russia putiniana ancora accettata dall’occidente, è tornato per riportare Roma e Inter in Champions, meno avvezzo allo spettacolo e più alle cose concrete a fare come Mister Wolf in Pulp Fiction a risolvere problemi ad esautorare capitani. Poi in un inverno del 2021 (33 anni dopo la notte di Livorno) si riannoda il filo che aveva lasciato nello strappo della camiseta del Diez, De Laurentiis lo vuole immediatamente per sostituire un Gattuso in difficoltà, Lucio accetta ma a stagione conclusa.
Spalletti arriva in città in quella che è l’estate di Napoli Verona, c’è un clima post nucleare, la città è delusa e il nome di Spalletti è divisivo per buona parte della tifoseria. De Laurentiis gli chiede di tornare in Champions dopo 3 anni di assenza tra Ancelotti e Gattuso, e si aspetta da lui ciò che è contenuto in una delle canzoni più celebri di un altro grande Lucio “Quel gran genio del mio amico lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare, meglio certo di buttare…riparare”. E Spallettone così fa a parte il gioiello last minute, Zambo Anguissa, rigenera tutti si inventa Lobotka regista, altra intuizione geniale nel ruolo dopo Pizarro e Brozovic. Lotta per lo scudetto fino ad aprile, ma poi qualcosa tra lui e i vecchi senatori si rompe, le fastidiose etichette tornano a far capolino, ma lui ha raggiunto per l’ennesima volta l’obiettivo che una società gli ha affidato.
L’estate del 2022 è difficile anche per un uomo dal destino forte come lui, a Dimaro tiene a bada un tifoso col suo tosco-napoletano con un memorabile “State zitte” chiede fiducia ad una piazza depressa, che ha perso i riferimenti calcistici degli ultimi anni. Ma i nuovi ragazzi terribili scelti da Giuntoli sono l’ideale per un uomo che come Uma Thurman in Kill Bill è in cerca finalmente della sua vendetta, su chi lo ha sempre definito perdente, eterno secondo. Fonde il calcio di Guardiola e Klopp, calcio fisico e di possesso, profondità e posizione allo stesso tempo. Il Napoli di Spalletti, con la dinamitarda coppia simbolo Kvara-Osimhen, è come i dischi bianchi della coppia Battisti - Panella è avanguardia purissima non è leggibile per la concorrenza.
Ce l’ha fatta Spalletti, il primo allenatore a vincere a Napoli senza l’essere sovrannaturale, quel Maradona, di cui in quasi ogni conferenza stampa ( da due anni a questa parte) ne invoca la presenza messianica, per chiedergli protezione. Del resto i Certaldesi in terra partenopea si sono sempre piazzati, chiedere al divino Boccaccio che visse nella Napoli angioina e trasse ispirazione per alcune novelle del Decameron. Lucio si presentò due anni fa dicendo che calcio e miracoli a Napoli si fondono, nella festa scudetto di domenica scorsa, ha ribadito il concetto come Totò in operazione San Gennaro “E’ vero che questa è la città dei miracoli, siete stati capaci di far vincere un campionato anche a me". E poi ha aggiunto quasi a cantare come un altro Lucio (Dalla), nel golfo di Surriento “Vi voglio bene assaje”. Anche noi ti amiamo Mister, dal 4 maggio 2023 sei entrato a far parte, per sempre, dello stato di famiglia della Nazione partenopea.







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