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Scandalo Suarez, Forgione: "Paratici come Moggi, ecco perché la Juventus già sapeva tutto"


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Scandalo Suarez, Forgione: Paratici come Moggi, ecco perché la Juventus già sapeva tutto

Il caso dell'esame farlocco di Luis Suarez ha scosso il mondo del calcio italiano e non solo. Attenta analisi di Angelo Forgione.


La Juventus e Luis Suarez sono coinvolte nello scandalo relativo all'esame farlocco dell'uruguaiano. Angelo Fogione, scrittore e giornalista, ha analizzato la situazione in maniera approfondita. "Ma com'è strana la Juve, che prima organizza a Suarez l'esame di italiano a Perugia e poi non lo ingaggia perché, dice il DS Paratici, "non ci sono i tempi tecnici per ottenere la cittadinanza". Se mi seguite vi spiego perché il dirigente della Juventus, "più importante di Mattarella" secondo uno degli intercettati a Perugia, ha deciso di non ingaggiare l'uruguaiano nonostante le illegali manovre compiute nel triangolo tra Torino, Barcellona e Perugia, per poi virare su  Morata, a sua volta sostituito, guarda un po', proprio da Suarez all'Atletico. Bisogna iniziare da quel giorno di settembre del 2005 in cui l'allora DG della Juventus Luciano Moggi si incontrò con l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella residenza romana di "Sua Emittenza" a Palazzo Grazioli, senza che nessuno dei due svelasse il motivo dell'incontro. Quel giorno, in gran segreto, i due parlarono delle intercettazioni telefoniche e delle segretissime indagini della Procura di Napoli sulla "cupola" di Calciopoli molto prima che scoppiasse lo scandalo. Sapevano già tutto, perché ognuno dei due aveva i propri informatori. Quello di Moggi si chiamava Giuseppe Marabotto, un "piemme" con il quale aveva rapporti confidenziali dai tempi del Torino. Marabotto, non juventino ma torinista, era pure sotto osservazione del Ministero di Roma per un certo operato alla conduzione della Procura di Pinerolo. Per fare dei controlli, gli avevano mandato un ispettore ministeriale da Roma, gran tifoso bianconero, e davanti a questi aveva chiamato Moggi al telefono per passarglielo affinché Big Luciano lo imbonisse garantendogli un invito in tribuna in cambio di un bel po' di clemenza. Telefonata intercettata".


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Forgione prosegue: "Il giudice Marabotto era stato ospite fisso per più di una stagione al Processo di Biscardi, una trasmissione in cui l'ex arbitro Fabio Baldas, manovrato da Moggi, era stato riciclato alla "Supermoviola" di Aldo Biscardi affinché salvasse determinati arbitri e ne massacrasse altri. Baldas, anch'egli intercettato telefonicamente, aveva perso anche il suo incarico di designatore nell’estate 1998, dopo il fattaccio del rigore non assegnato a Ronaldo, a causa della disinvolta frequentazione della tribuna d’onore della Juventus. Moggi aveva contatti anche con Maurizio Laudi, procuratore aggiunto di Torino, nominato giudice sportivo nel 1995, intercettato anch’egli mentre chiedeva alla segretaria del direttore generale della Juventus 4 biglietti e 2 speciali permessi di parcheggio per lo stadio. Il Consiglio Superiore della Magistratura lo rimosse dall’incarico dopo Calciopoli, nell’ottobre 2007. E poi contatti diretti e confidenziali anche con il sostituto procuratore di Torino Antonio Rinaudo, con il giudice del tribunale di Massa Carrara all’ufficio vertenze della Federazione Cosimo Maria Ferri, e tanti altri. Più tardi, nel 2009, il giudice Marabotto finì agli arresti, patteggiando una condanna a 4 anni e 4 mesi per essersi arricchito inventando inchieste fasulle a Pinerolo. Ma torniamo a quell’incontro tra Moggi e Berlusconi a Palazzo Grazioli. Tre mesi dopo il summit segreto entrò in vigore la legge “ex Cirielli” del terzo Governo Berlusconi, con dimezzamento dei tempi di prescrizione di alcuni gravi reati. Oggi risulta ufficialmente prescritto a Moggi, per decorrenza dei termini (giusti i sette anni della legge), il ruolo di promotore di associazione a delinquere, reato commesso insieme a quello di frode sportiva. E tutto questo con la Juve di oggi cosa c'entra? C'entra, e serve a spiegare che certi dirigenti di squadre potenti, talmente potenti da rendere i dirigenti stessi "più importanti di Mattarella", sanno prima di tutti di certe indagini segrete. L'informatore spunta sempre, e nei casi in cui il fatto non sia compiuto, avuta la soffiata, è decisamente meglio evitare che si compia. A buon intenditor...".


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