Sapete cosa significa Callejon in spagnolo? Josè Maria, l'imperdibile ritratto di Bruno Marra

Bruno Marra, giornalista e scrittore, ha dedicato un post a Callejon molto apprezzato dai tifosi del Napoli.
Bruno Marra, giornalista e scrittore, ha realizzato un meraviglioso ritratto di Josè Maria Callejon, calciatore spagnolo che ieri, probabilmente, ha indossato per l'ultima volta la maglia del Napoli al San Paolo dopo sette lunghi anni di militanza. Ecco quanto si legge: "Per comprendere bene chi è Josè Callejon bisogna capire a fondo che cos’è Motril. Un paesino che attraversa l’Andalusia fino a piedi della Sierra Nevada. Una landa di terra fieramente autonoma insorta alle barbarie del franchismo e ribellatasi al regime totalitarista con una radicata fierezza autoctona. Una regione agreste che vive di campi e turismo, con un forte senso di famiglia e cristianità. Casa, chiesa e paella come nella migliore tradizione cattolica del “vivi, mangia, prega”. Lì è nato e cresciuto Callejon e non è certo un caso che si chiami Josè Maria - Giuseppe e Maria - battesimo di biblica memoria che richiama le origini della genesi, come un pegno di protezione e benedizione. Una luce minimalista e spartana che illumina e avvolge ancor oggi Callejon, il campione della porta accanto, senza accenti di esaltazione o vezzi sopra le righe. Josè è l’elogio della normalità, lui che destino volle far diventare speciale semplicemente perché era uguale. Uguale a suo fratello gemello Juan Miguel. Sin da bambini erano per tutti “los gemelos”, come se quella connotazione avesse valenza di straordinarietà in un paese così quieto. Josè e Juan diventarono i gemelli del gol. Il padre, uomo schivo e silenzioso nascosto sotto due baffoni, atavico fregio di spessore e virilità, li portò a giocare entrambi per non compiere alcuna disparità. Ed aveva ragione. Perché “Juanmi” aveva il fisico più potente, sembrava il predestinato, ma Josè fu scelto nella cantera di Madrid, il Castilla, per la sua disposizione al sacrificio e la plasticità in campo. Nella Liga B infilò 21 gol in 40 partite, giocando da ala tornante. E così squillò il telefono di Florentino Perez: “c’è un ragazzino qui, che sembra un demonio…”.
Callejon è il perfetto il maggiordomo di Hitchcock, quello che si mette il frac, i guanti bianchi, e ti sorride prima di ammazzarti. Ispanico con il ciuffo scolpito nel marmo, ha la faccia pulita di un tanguero e l’eleganza di un hidalgo che ti fa danzare soavemente prima di stritolarti nel suo bacio ipnotico. Josè è l’hombre del partido, passato dal marchio Reale di Madrid allo stemma Borbonico. Come un doppio filo universale legato ad un destino epocale. Nel gergo spagnolo “Callejon” significa letteralmente “vicoletto”. E Napoli conosce talmente bene i vicoli al punto d’avergli conferito la linfa dei miracoli e il prestigio degli illusionisti. Quelli che scompaiono per poi apparire esattamente nel punto che avevano annunciato. Mille volte, senza che nessuno li riesca mai ad afferrare. “Stu vico azzurro nun fernesce maje”. E non finisce neppure adesso. Perché prima o poi riapparirai, all’improvviso come uscito dal nulla, in un angolo della memoria. E ci guarderai ancora con quella espressione impenetrabile e serena. Come un giorno qualunque a Motril, mentre si vive, si mangia e si prega…".
Bruno Marra






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