Quando Napoli non trad́ Maradona davanti a 27 milioni di persone. Retroscena Minà

Il 3 luglio del 1990 l'Argentina di Diego Armando Maradona sfido allo stadio San Paolo la lanciatissima Italia di Azeglio Vicini.
Oggi sono 33 anni dalla leggendaria semifinale del mondiale di Italia 90. Ci piace pensare ironicamente che il Barba, come affettuosamente Diego Maradona chiamava il Signore, si era divertito a piazzare a Napoli la semifinale tra Italia ed Argentina. Ma tutto comincia il giorno prima 2 luglio 1990, Diego telefona al suo amico geniale Gianni Minà, gli dice di presenziare in sala stampa, perché "oggi ho intenzione di dividere un paese". Frase che ripeterà ai suoi compagni di squadra dicendo "adesso vado fuori e divido un Paese". Le sue parole furono nette e inequivocabili, da sublime comunicatore, sapendo bene che quell'Italia era nettamente superiore alla sua Argentina. Diego esordì dicendo: "Io voglio solo il rispetto dei napoletani, non voglio il tifo".
"Io e la mia nazionale sappiamo benissimo che il napoletano è italiano, è l'Italia che deve capire che il napoletano è anche italiano. Trovo di cattivo gusto chiedere ai napoletani di essere italiani per una sera, quando per 364 giorni li chiamano terroni. I napoletani tiferanno Totò (Schillaci) ma a differenza di Milano, Torino e Firenze non fischieremo l'inno argentino, perché noi napoletani siamo maturi", concluse il mito. Davanti a 27 milioni di persone (record assoluto della storia della nostra TV) i napoletani non tradirono quello che più che un capitano del Napoli era, per dirla alla Gianni Mura, il capitano di Napoli. E Diego approvò con un gesto netto, nitido: un approvazione di testa e di cuore.







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