Pelé fu vicino anche a Napoli e Juventus: "Meglio che non sia mai venuto in Italia"

Si racconta che il fenomeno brasiliano Pelé, scomparso all'età di 82, fosse vicino anche all'approdo in Italia. Piaceva, tra le altre, a Napoli e Juventus.
Il mondo del calcio piange la scomparsa di Pelé. Si racconta che il brasiliano fosse nel mirino, tra le altre, anche del Napoli. Ne ha parlato Angelo Forgione sui social: "Aveva 20 anni, Pelé, quando Gianni Agnelli provò a strapparlo al Santos per portarlo alla Juventus. Si dice che sia stato vicino anche all'Inter, al Milan, al Napoli, ma forse è meglio che non sia mai venuto in Italia, in un periodo come quello degli anni Sessanta, dove nell'Italia del Nord dilagava il razzismo nei confronti dei meridionali, e figurarsi contro la gente di colore".
"Non c'è n'erano - si legge -, nel 1961, in Serie A, anche se una quindicina d'anni prima, immediatamente dopo la guerra, era apparso un mulatto a Napoli, dal 1947 al 1949. Si trattava di Roberto Luis La Paz, uruguayano giunto precedentemente dalle nostre parti per giocare in Serie C con la Frattese. L'offerta della Juventus per portare Pelé a Torino fu rifiutata e, in quel periodo d'Italia razzista, il Corriere della Sera tirò un sospiro di sollievo in un trafiletto senza firma in cui, fatta premessa che il razzismo non c'entrava nulla, si osservava che 'un calciatore negro in mezzo a ventuno giocatori bianchi' avrebbe dato 'in un certo senso fastidio al pubblico sotto l'aspetto estetico', o almeno lo avrebbe reso 'perplesso', e che 'la faccia di Pelé' avrebbe mostrato al pubblico italiano che era 'soltanto uno straniero' che giocava per soldi. Di stranieri, in Italia, ce n'erano eccome, soprattutto europei, ma comunque di pelle bianca. Lo scritto lo evidenziava pure, sostenendo però che 'con un giocatore negro' sarebbe stato 'più difficile dimenticare'. Cioè, un volto scuro avrebbe sollevato la questione. Quella razziale? No, quella dei calciatori stranieri strapagati, e così si chiedeva l'articolo: "'isognerebbe insomma fermare un po' questa pazza corsa alle cifre sempre più mirabolanti per l'acquisto d'un calciatore'. Riflessione condivisibile, soprattutto pensando a cosa sia diventato il calcio, ma espresso cavalcando concetti razzisti evidentemente normali per quei tempi. E meno male che il razzismo non c'entrava nulla. Sì, meno male che Pelé non sia venuto a giocare in Italia, dove certamente, a sessant'anni di acqua passata sotto i ponti, le cose sono cambiate, ma nemmeno poi tanto, e certamente non negli stadi".






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