Pastore da brividi su Maradona: "Il grande artefice di tutto ci sussurrò una frase"
Rosario Pastore, giornalista che seguì da vicino l'arrivo e le gesta di Maradona a Napoli, ha ripercorso sui social i momenti più belli.

Rosario Pastore, giornalista, in passato firma tra le più prestigiose de La Gazzetta dello Sport, ha ricordato l'arrivo di Maradona a Napoli pungendo il "suo" vecchio giornale. Queste le sue parole: "Un carissimo amico ed illustre collega dei tempi de "La Notte", mi ha chiamato l'altro giorno dalla sua Luvinate, in provincia di Varese, dove trascorre un sereno pensionamento. "Vedo che sulla Gazzetta di oggi c'è un'intera pagina dedicata a Maradona. Ho cercato però, invano, un tuo intervento scritto, visto che eri tu l'inviato di quel giornale sulla trattativa. Ma stai bene?". Gli ho risposto ringraziandolo della segnalazione (la Gazzetta dello Sport non è più la mia, ossia quella dei Palumbo e dei Cannavò e ho smesso da quel dì di leggerla) e rassicurandolo sulla mia salute. Non mi meraviglio della "dimenticanza", gli ho detto. In effetti, non mentivo. Si tratta solo di un piccolo sgarbo, mentre a me resta l'orgoglio di essere stato il testimone diretto, e di averne scritto sul mio giornale, di una trattativa che, per il calcio italiano, è entrata nella storia".
Poi ha aggiunto: "Quarant'anni fa come oggi, Diego Maradona, con una maglietta "Puma" e pantaloni di tuta celeste, saliva i gradini che dallo spogliatoio dell'allora San Paolo portavano al campo. Col mio taccuino rosa, il colore del mio quotidiano, nascosto da una folla di colleghi e fotografi, prendevo forsennati appunti e spalancavo gli occhi davanti a quelle tribune gremite come ad una partita di cartello. Quel taccuino era solo l'ultimo di una serie purtroppo, ahimé, smarrita: fogli riempiti durante i quasi due mesi dell'avventura in Catalogna, a Barcellona. Insieme con un gruppo di validissimi colleghi (vero, Antonio Corbo? e Franco Esposito? e Darwin Pastorin? e Paolo Paoletti?, per ricordarne solo alcuni) ad inseguire personaggi, a visitare luoghi, ad intervistare testimoni. Tra i primi c'era stato Cyterszpiller, già, il favoloso Jorge, che aveva creato la "Maradona Productiones", un'intuizione geniale. Il manager zoppo curava appassionatamente gli interessi di Diego. Ed era lui la prima fonte delle notizie che poi "giravamo" ai giornali".
Ed ha proseguito: "E poi c'era Fernando Signorini, preparatore atletico, e poi Guillermo Blanco, l'addetto-stampa personale. E tutto il clan "sudaca" (così gli argentini vengono definiti dagli spagnoli, con un pizzico di cattiveria). Su quel clan, un collega spagnolo mi aveva raccontato un episodio divertente. Quando il Barca aveva vinto la Copa do Rey, era stata organizzata una grande festa in un prestigioso albergo cittadino. C'erano tutti, il governatore di Catalogna, l'alcade (sindaco) di Barcellona, la dirigenza della società. Mancava, però, proprio lui, il superfesteggiato, il Pelusa. Lo si cercò dappertutto, lo si scovò finalmente chiuso un un salottino, insieme con il suo clan, a bere birra e cantare canzoni argentine. Ma torniamo a noi, alla trattativa, a quei giorni intensi vissuti tra speranze e delusioni, tra buone probabilità e docce ghiacciate. Fino alle ultime ore dell'ultimo giorno, quando già avevamo preparato le valigie per uno scanzonato ritorno, bloccato in extremis da Antonio Juliano, il grande, grandissimo artefice di tutto. "Fossi in voi, non partirei", aveva sussurrato a noi cronisti l'uomo che Diego aveva subito definito "Barbaro", ossia valente, nella sua lingua".
"Riportammo i bagagli in camera e ci mettemmo ad inseguire gli eventi entusiasmanti di quel 30 giugno 1984. Non starò a ricordare tutto, nella mia mente c'è ancora l'arrivo dall'Italia di un trafelato Ferlaino all'aeroporto, l'intervista a Maradona con le sue prime parole da giocatore del Napoli, la trasmissione, a braccio (e chi aveva avuto il tempo di scrivere?) degli articoli agli stenografi in Italia. E poi, la gran fame quando ci rendemmo conto che non avevamo mangiato un accidente per tutta la giornata, la ricerca in piena notte, sulle Ramblas, di un locale aperto e, per fortuna, trovato. Noi tutti a brindare, no, non champagne ma semplice birra, con Antonio Juliano e Dino Celentano, entrambi fondamentali nell'uscita dell'affare. Mi sto dilungando, chiedo scusa. Chiudo con l'arrivo a Napoli e poi la presentazione ufficiale allo stadio. Con quel "Buonasera, napolitani", che fece impazzire d'entusiasmo un'intera città.
"E con la conferenza stampa di Corrado Ferlaino nel ventre del San Paolo e l'espulsione di quel giornalista francese che aveva osato parlare di un intervento della camorra in una trattativa che era stata condotta con esemplare chiarezza, contro tutto e tutti. Come troppo spesso capita a chi opera all'ombra di Partenope. Ecco, i miei ricordi. O, almeno, una piccola parte di essi. E quindi, cosa volete che mi importi se la Gazzetta ha dimenticato di rammentare il mio lavoro? Ci hanno pensato altri che, probabilmente, in quegli Anni Ottanta, neanche erano nati o ciucciavano ancora latte materno", ha concluso.
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