Pantani, le ultime parole scritte sul passaporto: "Andate a vedere cosa è un ciclista"

Oggi Marco Pantani, il più grande scalatore di tutti i tempi, avrebbe compiuto 51 anni. Il Pirata continua ad essere nel cuore di tutti gli appassionati di ciclismo.
Marco Pantani nella giornata di oggi avrebbe compiuto 51 anni. Il leggendario ciclista romagnolo è morto nel fiore dei suoi anni in condizioni misteriose e mai pienamente accertate dalla magistratura. La sua famiglia e i tifosi chiedono giustizia da ormai oltre 16 anni. Con le sue imprese ha fatto sognare gli italiani, ma i suoi ultimi anni di vita sono stati pieni di sofferenza e malinconia. L’ultimo Pantani scriveva ovunque, come se avesse voglia in qualche modo di spiegarci, quello che ora non riusciamo ancora a credere. Grazie al libro “ Un uomo in fuga” di Manuela Ronchi e Gianfranco Josti conosciamo le parole scritte sul passaporto, durante il suo penultimo viaggio, prima che andasse a Rimini e si chiudesse nella stanza al quinto piano dell’Hotel “Le Rose”. “Aspetto con tanta verità sono stato umiliato per nulla e per 4 anni sono in tutti i tribunali, ho solo perso la mia voglia di essere come tanti altri sportivi ma il ciclismo ha pagato e molti ragazzi hanno perso la speranza della giustizia e io mi sto ferendo con la deposizione di una verità sul mio documento perché il mondo si renda conto che se tutti i miei colleghi hanno subito umiliazioni in camera, con telecamere nascoste per cercare di rovinare molti rapporti fra famiglie”.
Pantani aggiunse: "E dopo come fai a non farti male. Io non so come ma mi fermo, in casi di sfogo, come questi, mi piacerebbe che io so di avere sbagliato con droghe ma solo quando la mia vita sportiva soprattutto privata è stata violata ho perso molto e sono in questo paese con la voglia di dire che basta la vittoria è un grande scopo per uno sportivo ma il più difficile è di avere dato il cuore per uno sport con incidenti e infortuni e sempre sono ripartito, ma cosa resta se tanta tristezza e rabbia per le violenze che la giustizia a te ti è caduta in credere…”.
Poi un'ultima esortazione del Pirata: "Ma andate a vedere cosa è un ciclista e quanti uomini vanno in mezzo a la torrida tristezza per cercare di ritornare con i miei sogni di uomo che si infrangono con droghe ma dopo la mia vita di sportivo e se un po' di umanità farà capire e chiedere cosa ti fa sperare che con uno sbaglio vero, si capisce e si batte per chi ti sta dando il cuore questo documento è verità e la mia speranza è che un uomo vero o donna legga e si ponga in difesa di chi come si deve dire al mondo regole per sportivi, uguali e non falso mi sento ferito e tutti i ragazzi che mi credevano devono parlare”.






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