Napoli, quanto è bello il tifo identitario rispetto a quello apolide? De Laurentiis docet

Il Napoli sta dimostrando che, essere una società "pulita", può portare risultati importanti. Lo dimostra, ad esempio, lo stato attuale della classifica e il quarto di Champions parzialmente ipotecato.
"I veri torinesi tifano Torino. La Juventus raggruppa gli insoddisfatti del sud". Parole di spada e non di fioretto - com’è abitudine del presidente Aurelio De Laurentiis - quelle consegnate ai microfoni di Sport Mediaset. Nei "territori sudisti" si combatte, purtroppo, una secolare battaglia contro la dispersione di sostenitori verso squadre del Settentrione d'Italia, con i bianconeri a farla da padrone. Perché accade tutto ciò? Il motivo è scontato: le compagini del Settentrione d’Italia hanno trionfato più di altre.
Certo, ma quali sono le ragioni psicologiche che inducono milioni di appassionati di calcio a tradire le proprie origini? Possono essere molteplici, benché sintetizzabili in 4 capisaldi:
1. Identificazione: un tifoso può immedesimarsi con una squadra che vince sempre perché, in essa, individua un modello di successo di cui vuol sentirsi parte integrante.
2. Conformismo sociale: il desiderio di appartenere a un gruppo può spingere un individuo a tifare per quel team percepito come vincente dalla maggior parte delle persone.
3. Aspettative di successo: legandosi alla squadra vincente, il tifoso può incrementare le probabilità di gratificazione e soddisfazione personale, esito delle vittorie della compagine per cui parteggia, restituendo felicità, eccitazione e orgoglio, insomma, tutte quelle emozioni positive in grado di generare serotonina.
4. Immagine pubblica: alcune persone possono tifare per una squadra vincente perché vogliono essere associati a un'immagine di successo e prestigio.
Diciamolo pure: gli "insoddisfatti del sud" sono alla stregua di quei bambini capricciosi e incontentabili che vogliono ottenere tutto dai genitori, costi quel che costi.
Eppure, sarebbe ora che i supporter della Vecchia Signora tirassero le somme su stagioni dissennate, frutto del machiavellico motto delle dirigenze bianconere susseguitesi dal 2004 in poi: vincere a ogni costo!
Per contro, il modello offerto dal Napoli era DeLa, oltre a rappresentare un emblema del "calcio pulito" garantisce l’irripetibile sensazione di una lenta, sì, tormentata, sì, progressiva ascesa dall’inferno della serie C all’Olimpo del calcio che conta, restituendo la bellezza di un tifo identitario, legato alla città natale o, quanto meno, alle contigue latitudini di appartenenza, dunque, a un tifo autentico, rispetto a quello apolide e artificiale.
Un tifo identitario, quello di fede azzurra, che gode ora di 65 potenti dosi di serotonina, imparagonabili rispetto ai trofei nelle bacheche "nordiste" a causa dei travagli fin qui patiti. Un tifo paziente, quello di fede azzurra, che attende di essere finalmente e karmicamente premiato.








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