Napoli, il bilancio non è un televoto: il rosso di 21 milioni non racconta nulla
È partito il copia e incolla: "anche il bilancio al 30 giugno 2026 si chiuderà in rosso". Ma per certi commentatori, si sa, basta un numero colorato male per trasformare l'analisi in allarmismo.

C’è una categoria molto rumorosa di commentatori calcistici che, appena vede una cifra in rosso su un bilancio, parte con le sirene spiegate: disastro, voragine, allarme, apocalisse. In questi giorni è partito il copia e incolla: “Anche il bilancio al 30 giugno 2026 si chiuderà in rosso”.
Il caso del bilancio del Napoli
Poco importa se molti di questi improvvisati sacerdoti del catastrofismo non sanno neppure la differenza tra perdita e deficit, ma si lanciano lo stesso in diagnosi definitive con la sicurezza di chi ha scambiato un conto economico per la formazione ufficiale. Basta una riga negativa e comincia il terrorismo contabile, l’allarmismo da salotto, la profezia del tracollo imminente. Peccato che un bilancio si legga tutto, non a intermittenza.
E soprattutto non si giudichi soltanto dal risultato d’esercizio, ignorando lo stato patrimoniale, la liquidità e la struttura finanziaria complessiva. Nel caso del Napoli, è proprio questo l’errore più grossolano: fermarsi alla perdita e non capire che, dietro quel numero, resta una società patrimonialmente solida. Insomma, certi commentatori farebbero meglio a occuparsi di marcature preventive e catene laterali. Sui numeri, per ora, stanno ancora ai preliminari.
Bilancio Napoli 2025 perdita di 21,38 milioni
Il Napoli al 30 giugno 2025 registra sì una perdita di 21,38 milioni, ma mantiene un patrimonio netto positivo di 190,18 milioni. Non solo. La stessa nota integrativa indica una riserva volontaria di utili di 216,6 milioni, e il club propone espressamente di coprire la perdita usando quella riserva. In altre parole: il rosso c’è, ma non è il rosso di chi sta affondando; è il rosso di chi assorbe una stagione meno brillante sul piano economico restando patrimonialmente in piedi, eccome.
Questo è il punto che molti commentatori superficiali fingono di non vedere, forse perché richiede un minimo di pazienza e purtroppo non si può urlare bene in studio con una lavagnetta in mano. Il conto economico misura il risultato di una stagione. Lo stato patrimoniale misura la forza accumulata nel tempo. Una società può chiudere un esercizio in perdita e restare solidissima, se ha riserve, patrimonio, liquidità e debito finanziario sotto controllo. Esattamente il caso del Napoli oggi.
Analizziamo il contesto
Per capire perché il 2024/25 sia tornato in rosso bisogna anche ricordare il contesto. Le stime pubblicate a inizio 2025 segnalavano che l’assenza dalla Champions 2024/25 avrebbe pesato parecchio, con ricavi in calo di 82 milioni, maggiori stipendi e maggiori ammortamenti; quelle stesse stime ipotizzavano una perdita attorno ai 55 milioni, poi ridimensionata nella realtà finale anche grazie alle plusvalenze. Quindi no, la perdita non è la prova di una gestione allo sbando. È soprattutto l’effetto di una stagione con meno ricavi europei e costi sportivi cresciuti.
Sul piano prospettico, il quadro va letto con la stessa logica e non con quella del “rosso uguale fallimento”, che è una disciplina praticata solo da chi considera il bilancio una forma avanzata di superstizione. Il Napoli è tornato in Champions League 2025/26, dunque ha riaperto un canale di ricavi europei che nell’esercizio precedente mancava; però il percorso europeo si è fermato presto, con l’eliminazione a gennaio dopo la sconfitta con il Chelsea e un 30° posto nella League Phase. Quindi il beneficio c’è stato, ma non nella misura massima che un lungo cammino avrebbe garantito.
La stima per il bilancio 2026
Le stime più recenti sul bilancio al 30 giugno 2026 parlano infatti di una nuova perdita, attorno ai 30 milioni, salvo ulteriori cessioni o correzioni finali di mercato. Va trattata come una proiezione giornalistica, non come dato ufficiale chiuso. Però anche assumendo questo scenario, la fotografia patrimoniale resta robusta: con 190 milioni di patrimonio netto a giugno 2025, 174 milioni di cassa e una base di riserve ampia, il Napoli ha margini per assorbire anche un altro esercizio negativo senza dover ricorrere al pronto soccorso contabile. Non è un dettaglio. È la differenza tra un club fragile e un club strutturato.
C’è poi un altro aspetto che i semplificatori seriali dimenticano: una società sana non è quella che fa sempre utile qualunque cosa accada. È quella che può scegliere. Il Napoli, grazie ai risultati accumulati negli anni, può decidere di sostenere un nuovo ciclo tecnico, aumentare il costo della rosa, investire in cartellini e ammortamenti, e poi riassorbire un paio di esercizi in rosso senza mettere a rischio continuità aziendale e patrimonio. È la differenza tra spendere perché sei disperato e spendere perché hai costruito una base. Nel secondo caso non sei un malato: sei uno che usa i muscoli che si è guadagnato.
Non tutti possono parlare di bilancio
Perciò la prossima volta che qualche opinionista improvvisato sentenzierà che “il Napoli è in perdita, quindi è messo male”, conviene suggerirgli con garbo di tornare alla tattica. Magari al fuorigioco, che già lì i danni sono limitati. I numeri, invece, richiedono una qualità rara: saper leggerli tutti. E nel bilancio del Napoli, oggi, il messaggio vero non è la perdita. È la solidità.
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