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"Maradona è su un'isola". Delirio per le strade di Napoli: "Quelle foto non mi convincono"


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Maradona è su un'isola. Delirio per le strade di Napoli: Quelle foto non mi convincono

Chiacchierata "metafisica" tra Maurizio Zaccone e Luca Cirillo. L'argomento è Diego Armando Maradona.


"Maurizio, dicono che Maradona si sia unito alla luce”. “E’ impossibile, sta ancora qua”. “Certo, ma al di là di concetti ‘religiosi’, ‘filosofici’, ma anche scientifici sulla materia che si trasforma, purtroppo il cammino terrestre di Diego si è interrotto”. “Lui è un extraterrestre”. “Non c’è dubbio”. Passeggiamo, con regolare mascherina, Maurizio Zaccone e io. Pioviggina. Un caffè al volo - nei bicchierini di plastica, Dio santo - lui fuma un po'. A metà spegne la sigaretta e sta per dire qualcosa. Un sibilo, poi evita. Una finta… “Probabilmente - gli dico - stavi pensando a quelle immagini del Pibe nella bara”. “Si. Raccapriccianti senza dubbio. Un’offesa, una violenza. Oltre però il giudizio sull’atto vile compiuto da quei deficienti, io ho avuto una strana sensazione”. “Cioè?”. “Di ulteriore tristezza alla tristezza. Sia perché ciò che sembrava irreale diventava maledettamente reale, sia perché veniva meno una speranza inconscia; sembra ridicolo lo so, ma da una parte della mia mente albergava la speranza che tutto ciò non fosse vero. Che uscisse fuori un giorno che forse, come si è detto di altri personaggi storici, la morte fosse stata inscenata”. “Si… Michael Jackson, ma anche Elvis Presley, Marylin Monroe, John Lennon – per il quale fecero vedere gli occhiali insanguinati - e tanti altri, Moana compresa”. “Esatto. Ci hanno tolto la possibilità di immaginare che da qualche parte del mondo Diego continuasse a vivere. Un modo semplice per allievare il dolore; un placebo per conservare la speranza”. “Sai cosa ti dico? A me non sembrava lui in quelle foto. Una riproduzione di cera, fatta anche maluccio. E poi in una foto ho visto una cosa strana”. “Cioè?”. “Diego sembrava ringiovanito di tanti anni rispetto alle immagini viste al suo compleanno il 30 ottobre. Non so dire di preciso, ma qualcosa di strano c’era”. “Sai che sono d’accordo? Non è complottismo, ma può darsi che sia tutta una messa in scena…”.


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Silenzio. Poi gli dico: “Maurì, come la mettiamo con lo Stadio Maradona?”. “Lo Stadio Diego Armando Maradona è nato nell’esatto istante in cui hanno dato la finta notizia della morte. Bada bene, Diego Armando Maradona, non solo Maradona. Bisogna dirlo tutto il nome, lungo e d’un fiato. Perché non finisca subito mentre lo si pronuncia; perché rimanga tra le nostre labbra il più possibile”. “Un po’ come quando - nessuno si offenda e senza voler fare paragoni – San Francesco d’Assisi si riempieva la bocca di voce parlando di Gesù o di Dio, quasi gustava le lettere, si nutriva. Ma noi l’abbiamo sempre fatto”.


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Mi siedo, Maurizio continua a camminare e accende un’altra sigaretta e accelera: “Insistono sul fatto che è morto solo. Quando si muore soli non è sempre colpa di qualcun altro, ma non è neanche per forza colpa tua. Sono le vite estreme, ai limiti, spesso leggendarie, che ti impediscono di trovare chi possa viaggiare al tuo fianco, tenere i tuoi ritmi. A volte li allontani tu, altre si allontanano da sole”. “Benitez una volta mi disse che per vedere meglio le cose, bisogna allontanarsi”. “Si, vero. Fino a non perdere del tutto il contatto. Vivere accanto a una leggenda è possibile se da essa ti senti protetta; se la vedi più forte di tutti. E’ quella protezione che ti fa resistere. Ma se vive un momento difficile, è una tempesta ingestibile. La può reggere lui ma non tu, che non sei lui”. “Questo chi lo può capire? Pochissimi”. “Ed è normale che sia così. Tutti sono funzionali al mito, soprattutto chi discute di storie personali del mito, che per me, appartengono alla persona e poco alla storia. Alla storia consegni alcuni attimi; le scelte, le prese di posizione. Spiare troppo dal buco dalla serratura è immorale, ingiusto e offrirà comunque sempre una visione parziale”. “Sono i pruriti di chi vorrebbe essere come lui e non lo sarà mai, nemmeno in altre cento vite shakerate in una”. “Concordo. A me per esempio non mi interessa come compone le canzoni il mio cantante preferito; non lo voglio sapere. E nemmeno dove trova ispirazione il mio scrittore preferito, e se ha vizi e quali. In cambio di un libro o di un disco acquistato ho la sua arte. Tanto mi basta”.

Do un calcio ad un piccolo sasso, una specie di passaggio in verticale che finisce sui suoi piedi. “Il calcio ci sarà sempre – dice Maurizio allontanando il sasso – il punto sono le opere d’arte e gli interpreti, gli autori. Il calcio si era già liberato di Maradona, grazie ai suoi problemi. Si è risparmiato la fatica di provare a farlo fuori, di combatterlo; in tal caso forse non ci sarebbe riuscito”. “Dopo l’addio al calcio di Maradona, in proporzione abbiamo sofferto anche per altri addii: Baggio, Ronaldo il fenomeno, poi Totti e tantissimi altri…”. “Il problema è che non è più nato un Maradona, non tanto nella cifra tecnica, ma proprio una storia come quella di Diego. Qualcuno che abbia messo la “pelota” prima di se stesso e dei soldi. Qualcuno che aveva voce per farsi ascoltare e abbia parlato. A Maradona si concede il posto nella leggenda per ringraziarlo di non essersi preso il palazzo a loro caro”.

Vedo un murales di Diego, ma si vede che è datato, non è un omaggio post mortem. “Maurì, la vedi quella raffigurazione? Lui aleggerà per sempre su questa città. Più di tanti che sono stati grandi napoletani, ma altrove. Lui è stato napoletano qui, pur essendo argentino, nel periodo del suo massimo splendore”. “L’ho scritto. Dopo “San Genna’, miettece ‘a mana toia” c’è una seconda mano che invocheremo. La mano de D10S. Ma vedrai che anche il più nobile sentimento, l’amore e la devozione, verranno “usati” per dipingere come ridicolo e farsesco il ricordo dei partenopei”. “Dai, mica vogliamo sporcarci la bocca parlando di quei quattro imbecilli?”. “Si, ma non mi abituerò mai alla mancanza di rispetto di chi non riesce a capire: anziché sforzarsi di comprendere, ed anche apprezzare, tende a relegare come una “pulcinellata” quello che non gli appartiene. Non è vero che Napoli la puoi capire solo se ci vivi; se hai l’approccio giusto, scevro da pregiudizi, è decriptabile da chiunque. Serve buonsenso, apertura mentale e rispetto”. “Maurì, se capissero non sarebbero strunz’!”. “Forse è troppo, effettivamente... Comunque ho bisogno di viaggiare, sai?". "Sì, appena finisce questa emergenza, vorrei andare su un'isola". "Interessante, quale?". "Quella dove si è andato a nascondere Maradona. Perché sono sicuro che c'è".

Luca Cirillo e Maurizio Zaccone


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