Maradona-Inghilterra: 40 anni fa il Gol del Secolo. Quando Diego divenne leggenda

L'espressione "Barrilete còsmico" (aquilone cosmico) è il celebre soprannome dato a Diego Armando Maradona dal giornalista e radiocronista uruguaiano Vìctor Hugo Morales.
Ci sono momenti in cui il calcio smette di essere un semplice gioco e si eleva a forma d'arte, a racconto epico. Il 22 giugno di 40 anni rimarrà per sempre nella storia. Quel pomeriggio d'estate del 1986, Diego Armando Maradona riscrisse le leggi della fisica e della logica allo Stadio Azteca di Città del Messico, segnando il "Gol del Secolo" in Argentina-Inghilterra.
Gol del Secolo, la dinamica del mito Maradona: 10 secondi per l'eternità
Erano i Quarti di Finale dei Mondiali di Messico '86, ma anche molto di più. Una partita che portava con sé un carico politico e sociale enorme, a pochi anni dal conflitto delle Falkland-Malvinas. In quel catino bollente, Maradona decise di condensare l'intera gamma dell'animo umano in appena quattro minuti. Prima l'astuzia beffarda della 'Mano de Dios' (al 51'); poi, la pura, accecante divinità calcistica: il Gol del Secolo.
55' di Argentina-Inghilterra: la Seleccion è già in vantaggio per 1-0. Maradona riceve il pallone da Héctor Enrique nella propria metà campo, a circa 60 metri dalla porta inglese. Da quel momento, il tempo sembra contrarsi. Con un movimento di puro istinto, Diego si libera di due avversari (Beardsley e Reid) con una finta di corpo che è un manifesto di agilità. Inizia la progressione.
Maradona accarezza il pallone rigorosamente con il sinistro, mantenendolo incollato al piede mentre accelera sul terreno imperfetto dell'Azteca. Salta Butcher, poi scivola via a Fenwick al limite dell'area. Gli inglesi provano a rincorrerlo, a trattenerlo, ma Diego è semplicemente inafferrabile, guidato da una forza misteriosa. Davanti a lui esce il portiere Peter Shilton. Maradona non calcia subito: fa una finta, lo mette a sedere, resiste al disperato ritorno in scivolata di Butcher e, cadendo, appoggia il pallone nella porta sguarnita.
I numeri del miracolo sono impressi a fuoco nella memoria: oltre mezzo campo percorso, 11 tocchi di palla (tutti con il piede sinistro) e 5 giocatori superarti (più il portiere). Il tutto, in 10,6 secondi.
"Aquilone cosmico": la colonna sonora di un'impresa
"Barrilete còsmico" (aquilone cosmico): questo il soprannome dato a Maradona dal giornalista Vìctor Hugo Morales, ricordato per la telecronaca di quel momento irripetibile. A quasi mezzo secolo di distanza, non si può scindere la bellezza visiva di quel gol dal commento sonoro che lo ha accompagnato nella storia. Morales, come in preda a un'estasi mistica, scoppiò in lacrime regalando al mondo parole impresse nella memoria collettiva: "Genio! Genio! Genio! Ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta... Goool! Goool! [...] Voglio piangere! Dio Santo, viva il calcio! Golaço! Diego! Maradona! [...] Aquilone cosmico... Da che pianeta sei venuto per lasciarti alle spalle così tanti inglesi?". Morales diede voce a quello che l'intero pianeta stava provando in quel momento: lo stupore assoluto di fronte a qualcosa di mai visto prima.
Un'eredità lunga 40 anni
A quattro decenni più tardi, il gol di Maradona rimane il metro di paragone per qualsiasi prodezza calcistica. Molti ci sono andati vicini (memorabile la replica di Lionel Messi contro il Getafe nel 2007), ma nessuno è riuscito a replicare la drammaticità, l'importanza del palcoscenico e il peso storico di quella traiettoria. Il 22 giugno 1986 Maradona non ha solo segnato un gol; ha dipinto la Cappella Sistina del calcio. E oggi, a 40 anni di distanza, quell'aquilone cosmico continua a volare alto, imprendibile per chiunque.






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