Maradona disse a Minà: "Napoli? Non dimenticheṛ mai. Ferlaino mi ha cacciato"

Il racconto di Diego Armando Maradona pubblicato all'interno del libro di Gianni Minà: "Ho lottato per unire la città, per farla rispettare da tutta l'Italia".
Diego Armando Maradona e Napoli, un connubio indissolubile, che non si spezzerà mai. Anche adesso, a mesi dalla scomparsa del 'Pibe de Oro', il suo ricordo riecheggia fortissimo tra le strade della città e nei cuori di tutti i tifosi. Nel libro di Gianni Minà dal titolo 'Non sarò mai un uomo comune', pubblicato oggi, è possibile leggere qualche pensiero dell'ex numero 10 sulla piazza partenopea, compreso qualche passaggio sulla sua dipendenza dalla droga. Nel 2005, Maradona si confessò al noto giornalista durante un'intervista, affermando: "Avevo già cominciato al Boca Juniors, tanto tempo fa: avevo ventidue anni. Insomma, di tempo ne ho perso tanto, ma la dipendenza è una malattia. Se non avessi preso quello che prendevo, oggi sarei qui a parlare di qualcosa di diverso. Finché era un divertimento stavo bene, in fondo, perché non facevo male a nessuno. Quando è passato il divertimento e ha cominciato a essere una dipendenza... a quel punto ho iniziato a far soffrire la gente alla quale volevo molto bene".
E ancora: "Se c’è un colpevole di quello che mi è successo, quel colpevole sono io. E le situazioni me le sono risolte da solo a quindici anni, a trenta, a quarantaquattro. Continuo a decidere il bene o il male della mia vita. Da Napoli, per essere chiari, ho ricevuto solo ringraziamenti e in alcuni casi manifestazioni d’affetto. Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto io. Napoli non mi ha spinto a niente". Parlando del suo addio al capoluogo campano, Maradona ha poi aggiunto: "Napoli è stata una gabbia per me, una gabbia che a volte era buona. C’erano tanti divertimenti, però noi eravamo lì come giocatori, per far felice la gente. Io ho un solo grande rammarico, ed è legato al giorno in cui qualche anno dopo me ne sono andato, o meglio, al giorno in cui il presidente Ferlaino mi ha cacciato via. Le bambine e Claudia piangevano. Io no, perché volevo mostrarmi forte, ma avevo una voglia di piangere grandissima. Nessuno - ha commentato - si è domandato perché tutto quello che è successo... è successo. Semplicemente, qualcuno ha detto: 'Per noi Maradona è morto perché è stato trovato positivo al doping'. Io invece me ne sono andato e ora qualcuno insinua che mi sia dimenticato di Napoli, ma io non la dimenticherò mai e non rimprovero i napoletani, per questo. Io voglio ritornare a Napoli, e voglio che Napoli sappia che io me ne sono andato, però solo dopo aver regalato qualcosa di consistente alla città! Mi capita ancora di parlare con amici come Salvatore Bagni, Bruno Giordano, Eraldo Pecci, e guardando a distanza quello che facevamo ogni giorno sul campo... be’, siamo stati grandi. Noi abbiamo lottato per cose diverse: per unire la città, per farla rispettare da tutta l’Italia".






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