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Ludopatici o ludopatetici?

Il calcio italiano sta vivendo un'altra bruttissima pagina con lo scandalo delle scommesse di alcuni calciatori.


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

18/10/2023 16:30 - Altre notizie
Ludopatici o ludopatetici?

E' un momento difficile per il calcio italiano travolto nuovamente da uno scandalo. Questa volta i protagonisti sono alcuni calciatori che, violando le regole, hanno scommesso sulle partite. In tanti parlano di "ludopatia" ed è probabilmente una scorciatoia dialettica. Quando si tratta di "problema di salute" oppure di "vizio"? Partiamo da un aspetto fondamentale: i calciatori sono consapevoli che per loro è assolutamente vietato scommettere e si rischia anche la radiazione in caso di violazioni. Prima capitava spesso di sentirsi dire "ho il vizio del gioco", mentre più raramente qualcuno ammetteva di essere "un giocatore patologico”. Oggi, invece, la ludopatia sembra farla da padrone, soprattutto quando bisogna difendersi dalle accuse. Ma dipende da caso a caso. Se un calciatore scommette per vizio, non è ancora nella fase della ludopatia, dunque è presumibile che l'inizio sia caratterizzato dalla voglia di provare qualcosa di nuovo, di "trasgressivo". E qui chi si macchia di questo grave errore, è più che altro - nessuno si offenda - un "ludopatetico". 

Il vizio è un comportamento deliberatamente messo in atto al quale si attribuiscono connotati moralistici negativi. In sostanza è comportamento volontario che può essere interrotto in qualsiasi momento, ed è criticato dalla società perché "non bisognerebbe farlo". Il punto è che ai calciatori non è consentito il vizio delle scommesse.

La malattia invece è una condizione che il soggetto subisce e che lo priva di qualcosa (della salute in primo luogo). Il gioco d’azzardo, dunque, come si apprende leggendo il parere di professionisti del settore, è un "vizio" finché non insorgono le caratteristiche tipiche della dipendenza e cioè, tolleranza, ovvero bisogno di sempre più sostanza o più gioco per ottenere lo stesso livello di eccitamento; astinenza, ovvero nervosismo, ansia, tremori se si tenta di smettere; perdita di controllo, ovvero presunta capacità di poter smettere, senza riuscirci nella realtà. Detto altrimenti, i calciatori dovrebbero proprio stare alla larga dal vizio per evitare di diventare prima ludopatetici (perché rovinano il calcio oltre che loro stessi), e poi ludopatici anche perché progressivamente si arriva alla fase della disperazione dove si può incorrere in azioni illegali per trovare il denaro necessario per provare a "recuperare" quel che si è perso. Infine c'è la perdita della speranza dove si possono presentare pensieri o tentativi di ogni genere. Chiedere aiuto, già all'insorgere del vizio, sarebbe cosa buona e giusta. Famiglie, club e procuratori dovrebbero vigilare un po' di più.


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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