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Le storie dei ritiri: la bibbia di Alemao, i calciatori del Napoli persi in montagna e le donne incinte


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Pubblicato nella sezione Altre notizie

I ritiri delle squadre di calcio hanno tante storie da raccontare. Nel 1978 i calciatori del Napoli vennero rintracciati dopo diverse ore di ricerca.


Sportweek ha raccontato un po' di storie dei ritiri estivi di alcuni club. I primi due allenatori che, negli anni ’30, sperimentarono la clausura dei calciatori furono ungheresi. Vittorio Pozzo, invece, fece la preparazione dell'Italia per il Mondiale del 1934 radunando gli azzurri in un albergo di Roveta, nei pressi di Firenze. E vinse. Il ritiro diventò un rito. Nel dopoguerra si sentì l'esigenza di un approccio professionale, anche sull’onda dell’ingresso della medicina sportiva nel calcio. Fu l'Inter nel 1947, con un soggiorno ad Acqui Terme, ad avviare il percorso. Helenio Herrera era attento alla bilancia. Per ogni etto di sovrappeso, scattava la multa di 100mila lire. Sandro Mazzola svelò che quando andava a dormire gli rimbombava ancora nelle orecchie la voce spagnoleggiante di Helenio: "La bala non è stanca", "Domenica il recupero non te lo danno gli avversari". Un giorno Sandrino e Boninsegna, affamati dopo l’allenamento, si fermarono in una salumeria. All’uscita trovarono però un minaccioso Herrera, che sequestrò i panini: "Se lo rifate, tornate a casa". Picchi e Guarneri scendevano di notte in cucina a bere Barbera e a mangiare salame, con la complicità dei cuochi”.


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Aldo Agroppi i ritiri erano "noia, fatica e sesso. Noia perché in alcuni momenti non sapevi cosa fare, fatica perché ti allenavi davvero tanto, sesso perché in questi posti ci sono sempre state le turiste e le tifose. La sera, verso le undici o mezzanotte, vedevi giocatori, ma a volte pure allenatori, che scappavano dalle finestre”. E qualche donna restava incinta. E rimanevano figli sparsi un po’ ovunque, tanto che quando le squadre se ne andavano, le ragazze salutavano i calciatori e davano loro appuntamento all’anno successivo per i battesimi dei figli.


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A Milanello Donadoni, Seba Rossi e Gullit giocavano a biliardo. Gullit aveva una stecca personale custodita sotto chiave in camera. In ritiro, prima dell’invenzione della Playstation, si leggeva molto. Quotidiani sportivi, soprattutto. Ma c’era chi si distingueva. Carobbi della Fiorentina si presentava con una valigia piena di libri, Vierchowod leggeva testi di astronomia, Branca di archeologia, Robi Baggio si faceva arrivare in hotel le riviste di caccia. Il brasiliano Alemao, invece, non si separava mai dalla sua Bibbia.

Se col passare degli anni è cambiato il modo di allenarsi, identiche sono le corse nei boschi, le gambe immerse nelle acque fredde dei torrenti, le lunghe passeggiate. Oggi, però, non si rischiano più certe disavventure. Nel 1978 i giocatori del Napoli si persero in montagna e vennero rintracciati dopo alcune ore di ricerche. Beppe Savoldi, che era nella rosa di quel Napoli, si smarrì anche quando giocava nel Bologna, nel tentativo di raggiungere la vetta del Monte Paù, sopra Asiago.


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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