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La vera leadership non subisce il contesto. Spalletti e il caso di Napoli (e non solo)


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La vera leadership non subisce il contesto. Spalletti e il caso di Napoli (e non solo)
© foto di Image Photo Agency

Recentemente Luciano Spalletti, attuale allenatore della Juventus ed ex allenatore del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulle quali riflettere in merito alla gestione psicologica nel mondo del calcio.


Luciano Spalletti, in una recente intervista rilasciata a Tuttosport, ha rilasciato questa dichiarazione: "Dal mio punto di vista è molto semplice: non confondete carattere e atteggiamento. Il primo dipende da me, il secondo da chi ho di fronte". Una riflessione che tocca un nervo scoperto della comunicazione e della gestione psicologica nel mondo del calcio. Eppure, analizzata da una prospettiva di coaching e leadership ad alta performance, questa frase apre a un bivio concettuale fondamentale. 


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Carattere o atteggiamento?

Il carattere è la nostra essenza, i nostri valori di fondo, la struttura stabile che ci appartiene a prescindere dalle circostanze. Fin qui, la tesi regge. Ma si può dire lo stesso dell'atteggiamento? Se si accetta l'idea che il proprio modo di porsi, di reagire e di guidare debba dipendere da chi si ha di fronte, si sta di fatto cedendo il controllo. Significa delegare il proprio stato emotivo e operativo alle provocazioni, al contesto o all'interlocutore di turno. Nel calcio moderno, un top allenatore o un leader carismatico non può permettersi di subire la situazione o di farsi dettare la postura dagli eventi.


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Allenare in contesti diversi

Spalletti ha anche dichiarato: "Fatico ad andare nei salotti e conoscere gente. Torino, per esempio, è perfetta: ti lasciano vivere in pace. A Napoli l’amore dei tifosi ti toglie il fiato, per qualcuno può arrivare anche ad essere soffocante, ma io me lo sono respirato tutto a pieni polmoni. Così come a Roma. Capisco anche quel modo di vivere il calcio, perché ci sono passato anch’io”.

La differenza tra un buon tecnico e un top allenatore 

La vera differenza tra un buon tecnico e un top allenatore risiede proprio nella proattività: scegliere consapevolmente il proprio atteggiamento a prescindere da chi o cosa ci si trovi davanti. Nello spazio tra lo stimolo (le pressioni esterne, le difficoltà, le parole altrui) e la risposta risiede la vera libertà di azione.

Chi guida un gruppo non reagisce: orienta. E finché l'atteggiamento rimarrà ostaggio di chi si ha di fronte, il timone della nave non sarà mai interamente nelle proprie mani.

E' il motivo per cui molti allenatori e manager finiscono per entrare in rotta di collisione con le grandi personalità: non riuscendo a mantenere un asse emotivo stabile, percepiscono il carisma altrui come una minaccia anziché come una risorsa.


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