La struggente lettera di un cittadino: "Vorrei non essere nato a Napoli"

Significativa lettera da parte di un cittadino napoletano: "È la città dei soprusi, sono stanco di subire ogni giorno".
Una lettera struggente è quella scritta da Davide V. nei confronti della città di Napoli. Parole eloquenti verso la realtà partenopea, lettera che è stata pubblicata sul profilo social di Francesco Emilio Borrelli. “Vorrei non essere nato a Napoli, vorrei essere nato in un altro posto ed avere la possibilità di venire a Napoli da turista. Vorrei poter dire che Napoli ha dei monumenti meravigliosi, dei musei bellissimi, che il mare che bagna Napoli non ha eguali, che assistere al sorgere del sole - a Napoli - è qualcosa di emozionante. Vorrei poter tornare nella mia città e dire a tutti: "andate a visitare Napoli, è una città che arricchisce l'anima, piena di poesia".
Poi si legge: "Ed invece io ogni giorno subisco Napoli. È la città dei soprusi. È la città delle precedenze mancate, di chi arriva prima e corre di più negli incroci passa per primo. È la città di chi, in fila alla posta, viene sistematicamente scavalcato perché arriva l'amico del direttore, dell'impiegato, dell'usciere. È la città dell'impiegato che chiede soldi per sistemare una pratica che dovrebbe essere stata sistemata già da anni. È la città del parcheggiatore abusivo che ti chiede soldi, oltre al grattino dovuto al comune, per essere sicuro di ritrovare la macchina in buone condizioni. È la città dei trasporti pubblici che non funzionano, che non si sa a che ora passino ed a che ora arrivino. Se passano. È la città di tre sul motorino senza casco, ma i vigili fermano te, perché hai la faccia del brav'uomo. È la città dove prenotare una visita medica è difficile, lungo, a meno che non abbia soldi per le visite private. È la città dove devi ringraziare l'infermiere perché fa il suo lavoro".
E ancora: "Sono stanco, stanco di subire ogni giorno, più volte al giorno mille soprusi. Sono stanco di farmi scivolare sempre le cose addosso. Stanco di dover sempre pensare: "è cos' e niente". Tante piccole "cose da nulla" che si accumulano quotidianamente, si stratificano, diventano un macigno. Esco poco, quando lo faccio - perché devo - lo faccio di malavoglia, perché devo pur lavorare, mangiare, abbracciare un amico, comprare il cibo per i gatti. Pensare che Napoli sia una delle più belle città del mondo non mi basta più, non la vivo, mi infastidisce, quando la posso evitare la evito; tranquillo nella campagna in cui vivo, sognando di essere altrove ed andare a Napoli a fare il turista", conclude Davide.








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