La meravigliosa Napoli calcistica sa essere noiosa come poche città al mondo
E' accaduto ancora: Carlo Ancelotti ha portato il Real Madrid in finale di Champions e nella città partenopea assistiamo al solito noiosissimo copione.

Tutto il mondo ha sgranato gli occhi, lo scorso anno, quando il Napoli ha vinto lo scudetto. Ma non tanto in relazione all'impresa sportiva e alla bellezza del gioco espresso dalla squadra di Luciano Spalletti, quanto piuttosto per la incredibile festa a lunga maturazione che si è scatenata in città. E che è durata per diversi mesi, ovvero prima, durante e dopo il trionfo. Quindi è iniziata una nuova stagione e quella stessa rosa (più o meno) che era stata capace di far rivivere ai tifosi il brivido magico di un tricolore 33 anni dopo l'ultima volta (c'era Maradona in squadra), è drammaticamente crollata sul piano fisico, tecnico e psicologico. Il popolo azzurro - giustamente - non ha retto al disonore ed è scoppiato: si è passati dalla dirompente bellezza ad uno scarabocchio senza un briciolo di dignità e orgoglio. E sono così tornati i soliti tristi ritornelli (giusti o sbagliati che siano, sono tristi!) nei confronti dei calciatori e della società. E non solo, purtroppo.
Ogni pretesto, infatti, è buono per un rigurgito di livore. Esempio: Ancelotti porta nuovamente il Real Madrid in finale di Champions? Bene, a Napoli non si parla d'altro e ogni volta tornano stantii ritornelli negli studi televisivi, sui social e così via, soprattutto dalle nostre parti dove l'autolesionismo è elemento costitutivo imprescindibile della filosofia popolare. "Napoli aveva definito Ancelotti bollito, dicevano che doveva sistemare il figlio" e via discorrendo. La verità è che Ancelotti non c'entrava nulla con il Napoli, come non c'entrava nulla con l'Everton. I grandi direttori d'orchestra non possono guidare musicisti di seconda fascia.
Ancelotti non avrebbe mai dovuto accettare la proposta dell'incantatore di serpenti Aurelio De Laurentiis. E soprattutto, dopo il primo anno, alla luce di un mercato palesemente deficitario e non in linea con le sue aspettative, doveva dimettersi e salutare presidente, squadra e tifosi. Sarebbe diventato un idolo! Invece ha scelto di essere tra i protagonisti del disastro. E' talmente difficile scindere gli ambiti? La carriera di Ancelotti è straordinaria, sia da calciatore sia da allenatore (anche se in Italia, da tecnico, ha vinto un solo scudetto), ma a Napoli ha fatto male. Sono fatti, non opinioni. Non solo per colpa sua, certo, ma tutti ricordiamo partite indecenti così come idee meravigliose. Il punto, però, è sempre lo stesso: i calciatori.
Don Carlo sostiene che al di là degli aspetti collettivi, i campioni sono aziende a sè in grado di governarsi anche da soli e in questo modo tiene in equilibrio tutti e lascia i fenomeni liberi di esprimersi con alla base la sua innata capacità di fare squadra. I calciatori del Napoli, invece, hanno sempre avuto bisogno di un tecnico di campo in grado di far sembrare loro qualcosa simile ai campioni. E' sufficiente sottolineare questi minimi aspetti per evitare di dire sciocchezze sul mitico Ancelotti, ma anche per non essere noiosi tirando in ballo lo stesso mister di Reggiolo ogni volta che vince qualcosa con il Real Madrid (non con il Virtus Panza) e ricordare che qualche stolto lo ha definito bollito. Che noia!
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