"La lavatrice di Maradona si è rotta". Il divertentissimo aneddoto su quanto accadde dopo
Nel libro "Maradò" c'è un racconto firmato da Dino Procino che ricorda un momento delizioso dei fantastici anni di Diego a Napoli.

Nel libro "Maradò", di Anna Copertino, c'è un interessante e divertente racconto di Dino Procino dal titolo "'A lavatrice di Maradona". "È il 2 ottobre 1985 e Mario Procino, mio padre, riceve una telefonata a lavoro. Siamo a Casalnuovo presso il centro assistenza Ariston e all’altro capo del telefono c’è Cecilia Pagni segretaria storica di Diego Armando Maradona. - “Buonasera, Diego ha la lavatrice rotta ed ha bisogno di un tecnico che la ripari”. Questa in sintesi la richiesta, che secondo procedura mio padre avrebbe girare ad un tecnico di zona. L’uso del condizionale lascia trasparire un chiaro caso di giurisprudenza… l’abuso d’ufficio. Un’ora dopo io, mio padre e mio fratello minore, eravamo in via Scipione Capece 3/A in fibrillazione a bordo della 127 sport 70 hp nera con strisce arancio, muniti di cassetta di attrezzi e battito cardiaco alterato. Ora provate a mettervi nei panni di un sedicenne e di un tredicenne che sono ad un passo dall’incontrare l’idolo incontrastato di quegli anni. Ci siete? Avete i brividi?".
Ed ha aggiunto: "Ecco, allora mettetevi nei panni di mio fratello Rosario a cui mio padre negò l’ascesa in paradiso, e senza nessuna spiegazione lo rinchiuse all’interno della 127 lasciandogli come unico conforto 2 cm di finestrino aperti. Primo caso di abbandono di minore tifoso in auto. Ancora oggi in famiglia ci si interroga su quell’improvviso cambio di scena, su quella promessa non mantenuta. Sta di fatto che pur non conoscendo la differenza tra un cacciavite a stella ed una pinza a pappagallo, mi apprestavo a salire, in veste di improbabile aiuto tecnico, a casa del Pibe de Oro. Mio padre suona il citofono, che credo portasse ancora la targhetta Guimares in quanto precedente abitazione del compianto Dirceu, e dopo pochi secondi si affaccia Lalo Maradona chiedendo chi fossimo".
Quindi ha proseguito: "Credo di aver guardato Lalo come se alla finestra si fosse sporto uno degli Apostoli a fare da filtro al Messia, mi sono voltato istintivamente verso la nostra auto e ho visto mio fratello attaccato con la bocca al vetro tipo i pesci pulitori da acquario, credo stesse realizzando cosa gli fosse stato negato. Il cancello ci viene aperto e in evidente stato confusionale siamo entrati nell’atrio condominiale da cui contemporaneamente usciva Napo Orso Capo. C’è mancato poco urlassi “appiccia Babà” ma fortunatamente in un barlume di lucidità riconosco Jorge Cyterszpiler amico e manager del campione argentino. Saliti al piano ad accoglierci c’era una cordiale Claudia Villafane che ci accompagna presso il bagno di servizio che ospitava la mamma di tutte le lavatrici. Ricordo tutto il tragitto dall’ingresso al bagno, il granito del piano di lavoro della cucina, la cotoletta nel piatto coperta dal domopack, il colore delle pareti, il corridoio che portava allo stretto e lungo bagno. Credo di aver fatto quei pochi passi in apnea in assoluto silenzio sperando che da una stanza uscisse lui…magari palleggiando. Lui non è uscito, non è mai uscito da nessuna stanza, la sorte avrebbe potuto far rompere la lavatrice di martedì, di giovedì…e invece era mercoledì e noi eravamo lì alle 19:35 e da poco era cominciata in tv Paok Salonicco vs Hellas Verona partita di ritorno del primo turno di Coppa Campioni. Diego in compagnia del fratello era in salotto intento a guardare la partita".
E ancora: "Papà riparò in pochi minuti il guasto da manuale, il calzino nel filtro…la mezz’ora che seguì fu degna della melina resa famosa da Nereo Rocco ed Helenio Herrera. Finse di non trovare la chiave di arresto, chiese alla povera Villafane libretto di garanzia, codice identificativo, luogo di produzione della lavatrice, nominativi degli operai che l’assemblarono e relativi alberi genealogici. Credo di aver fissato la bacinella con i panni sporchi per diversi minuti; a portata di mano c’erano magliette da calcio, calzini e pantaloncini che appartenevano al più grande calciatore di tutti i tempi. Non vi nascondo che la tentazione di prendere una reliquia ci fu ma sarebbe stato come rubare il tesoro di san Gennaro ed io non ho mai avuto la faccia tosta di Dudù interpretato da nino Manfredi nel famoso film. Mi limitai ad annusare quei panni, sì ad annusare avete capito bene, credo in trance. Mio padre credo mi abbia chiesto un cacciavite tre o quattro volte ed io gli passai un chiavino esagonale con la stessa faccia di Rober De Niro nella sala d’oppio di C’era una volta in America. Piccola premessa, nel vocabolario di mio padre non esiste la parola timidezza o “scuorno”, un episodio più di tante parole vi aiuterà a capire quello che intendo dire".
Il racconto si conclude così: "Circa un mese dopo, il 3 novembre 1985, Diego, sempre lui, sotto un diluvio insistente siglò il gol su punizione più famoso della storia del Calcio Napoli che ci consegnò la vittoria nei confronti dell’odiata Juventus. Credo abbiate tutti presente di cosa sto parlando e soprattutto di quanta acqua venne giù quel giorno. Ebbene di ritorno da quella partita, all’uscita della stazione della Cumana di Montesanto mio padre consegnò a me e mio fratello nell’ordine: ombrello, impermeabile, maglione, camicia e pantaloni rimanendo in pratica in mutande davanti a centinaia di persone che sorridenti ci osservavano. Motivo della svestizione era una scommessa fatta con mio zio “gobbo”…”se il Napoli vince vengo nudo sotto casa tua a prenderti in giro”. E così fece, seguito da un corteo di ragazzini urlanti seguito da me e mio fratello in versione Re Magi con i panni fradici in braccio. Quello che ancora oggi mi chiedo è perché mai un uomo con tale indole non ebbe il coraggio di chiedere a Claudia Villafane di farci incontrare Diego anche solo per un secondo. I tentativi di perdita di tempo furono vani e lasciammo casa Maradona senza aver visto il padrone di Casa, in pratica tre quarti d’ora di petting senza coito…credo di aver reso l’idea. Una volta in strada la scena che apparve ai miei occhi fu tragicomica, mio fratello, rosso paonazzo, tutto sudato con i capelli irti, dava pugni al finestrino ingiuriandoci in maniera tale da far arrossire persino gli Squallor. Ovviamente non credette minimamente al racconto che gli facemmo e credo attualmente sia ancora rimasto della stessa idea. Vive a New York e gestisce il Ribalta, ristorante pizzeria, sede tra l’altro del Club Napoli NY e pubblica di frequente foto con celebrità varie, fondamentalmente per spirito di rivalsa nei confronti miei e di mio padre. Qualche settimana dopo Diego fece recapitare a mio padre due poster autografati per me e mio fratello, il mio è misteriosamente sparito, ho qualche sospetto. Questa è la storia di un incontro mancato, di un incontro anelato, di un amore annusato, di un amore incondizionato verso un genio moderno che ha segnato la vita di tutti quelli che a Napoli hanno avuto la fortuna di vivere quegli anni magici".
CALCIOMERCATO - 20/05/2026Schira: "L'Atalanta spinge per ingaggiare Maurizio Sarri. Triennale a 3,5 milioni"
CALCIOMERCATO - 20/05/2026De Maggio: "Quando Conte ha comunicato addio, De Laurentiis ha sondato Fabregas"
INTERVISTE - 20/05/2026Sabatini: "Conte-De Laurentiis, c'è un nodo di cui parlano in pochi". Interviene Criscitiello
INTERVISTE - 20/05/2026"Sarri-Napoli, contratto lordo da 5 milioni di euro. Ok a Noa Lang". Il retroscena
INTERVISTE - 20/05/2026Zazzaroni: "Conte ama Vince Lombardi. E' capace di farsi detestare da chi allena"
INTERVISTE - 20/05/2026Brambati: "Max Allegri successore di Conte a Napoli, mi piace molto"
Pisa-Napoli: 0-3, il post-partita. Champions conquistata, ma Conte verso l'addio?
Uno dei Napoli peggiori dell'era De Laurentiis
Perché Milinkovic-Savic non è un portiere adatto al Napoli
Anan Khalaili, chi è il calciatore che piace al Napoli: il baby Hakimi
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it


