L'arbitro Maresca: "Sono nato e spero di morire a Napoli, la amo troppo"

L'arbitro Maresca ha parlato del suo attaccamento alla città partenopea soffermandosi anche sulla sezione AIA di Napoli che compie 100 anni.
Fabio Maresca, presidente sezione arbitrale di Napoli, ha parlato in occasione del centenario dell'AIA, sezione di Napoli, alla stampa presente. Le sue parole sulla città partenopea hanno subito fatto il giro della rete: "Ho sempre detto che non avrei mai cambiato sezione, sono una persona che è nata e spera di morire a Napoli perché l'amo troppo. sarà sempre un grande orgoglio essere arbitro della città e della sezione di Napoli. Dichiarazioni degli arbitri a fine partita? Nel prossimo futuro avverrà, dobbiamo tener conto che le vicende legate alle partite devono passare per l'autorità del Giudice Sportivo. L'apertura dell'AIA verso il mondo del calcio è totale, personalmente non avrei alcun problema a mostrare le immagini delle mie gare e spiegare ai ragazzi giovani come non commettere più certi errori. Siamo persone che vivono delle emozioni anche al di fuori degli impegni dal terreno di gioco. Mi è capitato di arbitrare avendo mia moglie con delle contrazioni".
Inoltre, Maresca, ha aggiunto: "Mi sono trovato a vestire questa carica due anni fa e non è consuetudinario farlo per un arbitro in attività. Sono felice di aver organizzato quest'evento e la molla che mi ha spinto è stato un associato ultra ottantenne che mi ha detto 'Me lo fai vedere il centenario?'. La reazione delle panchine? La gestione delle panchine è un elemento, è chiaro che nelle nostre logiche preferiamo avere il focus sul terreno di gioco. Prima avevamo sette calciatori di riserva, oggi ce ne sono dodici. Questo determina un numero enorme di persone che devono essere controllate. Dobbiamo renderci conto che gli allenatori sono emotivi, sono spesso ex calciatori e l'ultimo pensiero di un arbitro è quello di ammonire un calciatore dalla panchina".








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