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Il sorpasso di Maradona, il punto interrogativo che affermò l'incredibile verità

Diego Armando Maradona in accelerazione sul tempo, mentre apriva lo spazio fermava la storia indicando nuove direzioni.


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

01/07/2024 19:54 - Altre notizie
Il sorpasso di Maradona, il punto interrogativo che affermò l'incredibile verità

Il prequel del gol del secolo è ovviamente in Inghilterra, a Wembley, nel 1980. Maradona fallisce il capolavoro all'ultima pennellata con un tiro che si spegne sul fondo. El turco Hugo, suo fratello, gli dirà: "Pelusa, hai sbagliato, potevi dribblare il portiere". Con vera umiltà (che contraddistingue i veri giganti) ascolterà il consiglio 6 anni dopo, alla prima occasione degna di nota. In realtà anche ad Acerra - dove andò a giocare per aiutare a raccogliere fondi da donare ad un bambino che necessitava di un intervento - Dieguito dribblò tutti, anche chi non voleva che fosse presente su quel campo fangoso. Un sole che squarciò quella giornata di pioggia. E nel centrocampo dell'Azteca, lo stadio di Argentina-Inghilterra, anche l'ombra che c'è nel cuore del campo sembra proprio il sole al centro della bandiera Argentina: nulla accade a caso, anche perché nessuno l'ha portata in giro per il mondo come Diego.

Ed è da lì che inizia la sua poesia in rima tra le gambe inglesi con anacoluti vari e rimandi storici. Inizia da un punto preciso, dove Diego mette il piede sul pallone che gli aveva dato il compagno El negro Enrique, che con una battuta degna di Troisi o Woody Allen, disse: "Con un passaggio come il mio dovevi solo fare gol". Anche Pecci disse lo stesso il giorno di Napoli-Juventus e della famosa punizione a due in area più bella di sempre.


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Omero farebbe volentieri a cambio: darebbe via l'Odissea per raccontare Argentina-Inghilterra, anche perché ad Ulisse servirono anni nel mediterraneo. A Maradona bastarono invece 4 minuti per far vedere e per far scomparire tutto. "Io ti ho visto, eri libero". "Non è possibile Hijo de puta!". Parole tra Valdano e Diego sotto la doccia dell'Azteca. Nel quadro di Dio ognuno vuole uno spazio. 

Diego quel giorno non solo si consacrò come il miglior calciatore di sempre, troppo banale. Andò ben oltre diventando uno dei più grandi miti della storia dell'umanità. La mano de Dios racconta cent'anni di solitudine, di credibili elefanti nel cielo. La mano de Dios è WAR, ma nel senso partenopeo: 'a guerra, che si dice per qualcosa di travolgente, elettrizzante. E la guerra non c'entra nulla. Ed infatti l'opposto di WAR, oggi, è VAR. Ovvero il controllo sfrenato - che è necessario - che a volte sembra comunque manipolabile. Ma del resto il VAR non conviene a nessuno: è vero, il goal di mano non ci sarebbe stato, ma gli inglesi, con il VAR e con le regole di oggi, avrebbero chiuso la sfida con tante espulsioni considerando il trattamento riservato al 10 argentino. Con il VAR Diego avrebbe vinto tre mondiali. Chissà...

Ex calciatori come Shilton o Butcher ancora oggi impazziscono nel ripensare a quel pomeriggio del 1986 quando Diego cavalcò l'Inghilterra tra ideali e sudore. Chi invece, tra gli inglesi, si rese conto di essere fortunati per aver partecipato, furono Lineker e Hoddle ai quali venne da applaudire mentre il pittore creava un'altra Gioconda da esportazione.

Il genio non sa di esserlo è al di sopra di ogni significante e significato. Ed anche Diego concordava con Carmelo Bene: "E' Dio che mi fa giocare così bene, per questo lo ringrazio ad ogni partita". Il bello del goal del secolo è che in futuro non si correrà il rischio di esagerare nel suo racconto. E in questo Fontanarrosa in maniera visionaria anticipò i lustri a venire. E poi la nuca del Vasco, Olarticoechea a salvare il 2 a 2: c'è bisogno di tutti per scrivere l'epica anche di personaggi apparentemente minori. 

La vita va affrontata come Maradona affrontò quel match: carica rivoluzionaria e carismatica, ma anche serenità e pace come quando schivava entratacce inglesi sulle caviglie o nel distacco con lo zelante guardalinee costraricano Ulloa al quale sussurra di sistemare per bene il pallone prima battere un calcio d'angolo. Una gestione nervosa da far invidia a qualsiasi ashram indiano. Diego con quel gol disegnò sul campo un punto interrogativo dalla forma strana prima di far volare il suo aquilone cosmico. Un interrogativo che confermò l'evidente verità: non era di questa terra. Una risposta nella domanda.

Un punto interrogativo che è simile a quello disegnato da Dino Risi nel film "Il sorpasso", come rivelò il figlio Marco: "Quando Martin Scorsese scoprì che mio padre era Dino Risi, mi disse che alla scuola di cinema aveva avuto un insegnante talmente innamorato del Sorpasso, talmente fissato, che aveva ripercorso su una carta geografica tutto il tragitto dell’automobile ed era giunto alla conclusione che, insomma, sì, alla fine, quel tragitto formava un punto interrogativo! Il giorno dopo raccontai la cosa a mio padre. Lui rispose immediatamente nella maniera sua solita, divertita e ironica, con un: "Finalmente qualcuno che se ne è accorto!". Con Diego, invece, fu sorpasso a prima vista. Un punto interrogativo che si fece affermazione.

Fabio Gentiluomo - Luca Cirillo

 


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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