Il Napoli compie 100 anni, il post di Zaccone: "La sua storia è la nostra"

"Cent'anni di Napoli sono mio nonno con la radiolina, mio padre che mi accompagnava allo stadio, io che oggi ci vado con mio figlio", le parole dello scrittore.
Maurizio Zaccone, giornalista e grande tifoso del Napoli, ha pubblicato un post destinato a diventare virale in cui ha espresso tutto il suo amore per i colori azzurri in questo giorno che segna i cento anni del club partenopeo ricchi di trionfi, ma anche di delusioni.
Zaccone: "Il Napoli è dentro la città, la sua storia è la nostra"
Queste le parole di Zaccone, autore anche di alcuni libri: "Io, questa storia dei cent’anni, non riesco a viverla come un semplice compleanno. E nemmeno come una scusa per fare festa, che quando si tratta del Napoli fa sempre piacere. Mi piace perché tocca la storia. Il Napoli non è solo una squadra che rappresenta una città. Il Napoli è dentro la città, dentro le case, le famiglie, le domeniche, i discorsi di tutti i giorni. Per questo la sua storia è anche la nostra. Cent’anni di Napoli sono mio nonno con la radiolina, mio padre che mi accompagnava allo stadio, io che oggi ci vado con mio figlio. Sono la storia della nostra famiglia, ma sono anche la nostra quotidianità".
"Faccio fatica a chiamarla solo squadra di pallone"
Poi ha aggiunto: "Da altre parti una squadra la guardi, la tifi, esulti, ti arrabbi. Poi la partita finisce. Qui il Napoli resta. Resta quando entri in un bar e qualcuno ti chiede: "Ma come lo vedi il Napoli quest’anno?". Magari con quella persona non avevi niente da dirti e invece finisci per parlarci mezz’ora. Resta quando saluti qualcuno con "Forza Napoli" e quello risponde "Sempre". Resta quando una maglia azzurra, dall’altra parte del mondo, ti fa avvicinare a uno sconosciuto. Per questo faccio fatica a chiamarla soltanto una squadra di pallone. Noi napoletani sappiamo dividerci su tutto: quartieri, idee, condizioni sociali, modi di vivere. Poi segna il Napoli e per un momento siamo tutti dalla stessa parte".
"Non so come farei senza il Napoli a tavola, come argomento di discussione"
"Non ho mai pensato di aver scelto il Napoli - ha continuato Zaccone - sempre avuto la sensazione che fosse già lì, nei discorsi di casa, nelle fotografie, nelle domeniche, nei racconti di chi era venuto prima di me. E poi un giorno ti accorgi che stai raccontando le stesse cose a tuo figlio. Io non so come farei senza il Napoli a tavola, come argomento di discussione. Senza il Napoli in televisione, per poterlo tifare. Senza il Napoli allo stadio, per sentirmi parte di qualcosa. Per questo non penso che oggi festeggiamo soltanto quello che è successo in questi cent’anni. Festeggiamo il fatto che, attraverso il Napoli, continuiamo a vivere qualcosa insieme. Come i nostri nonni ieri, come noi oggi e come i nostri figli domani. Cent’anni non sono soltanto il tempo che è passato. Sono tutto quello che, passando, non abbiamo perduto. Quel filo che va da un padre a un figlio, da un nonno a un nipote, da un amico a un altro amico e che, passando, non diventa più piccolo. Diventa più grande".
"Buon compleanno, Napoli. Pe cient’anne ancora"
"Noi siamo solo un pezzo di questa storia, ognuno con i suoi ricordi: la prima volta allo stadio, una vittoria che sembrava impossibile, il fischio finale prima di uno scudetto, il quattro a tre di Cavani contro la Lazio, una magia di Maradona, la prima trasferta, un abbraccio con uno sconosciuto, una persona che oggi non c’è più e con la quale avremmo voluto vedere un’altra partita. Tutto questo non è follia. È il nostro modo di sentirci parte della stessa cosa. E ogni volta finisco per pensare: ma quanto è bello essere tifosi del Napoli? Buon compleanno, Napoli. Pe cient’anne ancora", ha concluso Zaccone.






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