Il male del Napoli tra sfoghi inopportuni di personaggi lunatici ed esaltazioni evanescenti
Nei salotti televisivi si fa fatica a trovare l'equilibrio giusto nelle analisi delle prestazioni del Napoli di Gattuso.
Vince il Napoli, viva il Napoli. Perde il Napoli, maledetto Napoli: è colpa di questo o quello. Nulla di nuovo sotto il cielo della nostra città, che si lascia andare ad esaltazioni esagerate dopo una vittoria, e a grida di dolore strazianti quando la squadra di Gennaro Gattuso perde. Se i protagonisti di questa giostra sono i tifosi, nulla quaestio: fa parte della natura di chi vive un amore per certi versi insano, per dirla con Poliziano: “…subito mi si scosse il cor nel pecto e mie mente d'amor divenne insana”. Il cuore che beffa la mente. Concetti cari a Massimo Troisi che li sviluppa nel film “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” e nel brano “'O ssaje comme fa 'o core”, capolavoro partorito con Pino Daniele. Chi per lavoro, invece, deve usare la mente mettendo da parte il cuore (quanto più è possibile) nelle analisi post partita, dovrebbe evitare di lasciarsi andare a frasi volgari e anti-calcio, magari a caldo dopo una sconfitta, soprattutto se si è ex allenatori, ex calciatori od opinionisti. “Chiederò a tizio di non far giocare caio”, ad esempio, è una affermazione insensata, da “tifoso”, soprattutto perché un vero tecnico o un calciatore dal grande passato dovrebbe sapere che per “giudicare” è fondamentale respirare uno spogliatoio e conoscere tutti gli eventuali dettagli che possono fare la differenza nelle valutazioni. A prescindere, a meno di clamorosi atteggiamenti poco professionali di un singolo atleta, un mister fa un’analisi complessiva andando oltre gli aspetti individuali.
Ed è brutto poi l’esercizio da “maghi indovini” di chi, provando a perlustrare da fini psicologi la mente dell’additatore, ovvero colui che dice “chiederò a tizio di non far giocare caio” (sulla base di quale ruolo od autorità non si sa), indica anche il nome di “caio” che “tizio” non dovrebbe far giocare. Sembra un gioco di parole, vero? No, non lo è. E’ una semplice osservazione per dire che un allenatore serio non attacca mai un solo giocatore dopo una sconfitta. Soprattutto poi se quella sconfitta ha tanti responsabili che magari nell’analisi dell’ex allenatore in tv non vengono nemmeno menzionati. Un allenatore o un ex allenatore non dovrebbero andare a simpatia o ad antipatia nelle valutazioni. Quelle si lasciano al bar, dove tra l'altro si possono trovare fini competenti. E lo stesso vale per una vittoria: un allenatore serio non si limita ad esaltare un solo giocatore. Equilibrio ed equilibrismo. Capacità tipiche dei grandi opinionisti e dei grandi allenatori. Ieri il Napoli ha vinto al Vigorito di Benevento, ma il primo tempo dei partenopei ha lasciato molto a desiderare, ci sono stati tanti errori. Eppure in tanti si sono lasciati andare al solito trionfalismo. Così come cadranno in depressione al prossimo passo falso. No, non stiamo parlando dei tifosi: a loro è consentito in senso ampio per tirare in ballo ancora Poliziano. Stiamo parlando di coloro che in tv dovrebbero dare ai tifosi maggiori elementi valutativi per mantenere in equilibrio mente e cuore, per citare il maestro Bruno Lanza.
Luca Cirillo








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