Il fenomeno Geolier "spacca" Napoli, il post di Fabrizio Cappella: "Non mi piaceva, ma..."
Il noto giornalista RAI tra i 150mila che hanno acquistato il biglietto per assistere al concerto del rapper di Secondigliano.

Geolier ha fatto il pieno con tre sold out al Maradona: in totale circa 150mila persone hanno visto il suo concerto. A Napoli è uno degli argomenti più discussi e la città si "spacca" in due tra coloro che apprezzano il rapper di Secondigliano e chi invece lo ritiene il simbolo di una genere "musicale" con poca qualità. Interessante, in proposito, il post di Fabrizio Cappella, giornalista RAI: "Non mi piaceva Geolier, o forse sarebbe più corretto dire che non mi piaceva quel poco che avevo sentito della sua produzione. Non sarei andato al suo concerto se non avessi dovuto accompagnare mia figlia, e mi sarei perso un bellissimo spettacolo. Il suo, perché oggettivamente è uno che sa stare sul palco e sa fare quella musica, sia da rapper senza fronzoli che da esecutore di raffinate produzioni che gli consentono di arrivare ben oltre i confini di Napoli".
"Il suo show, dunque, ma anche quello dei suoi fans, che conoscono tutte le canzoni a memoria e lo accompagnano anche quando la raffica di parole si fa complicatissima. Ho visto ragazzi cantarsi le strofe guardandosi occhi negli occhi, perché era evidente che sentivano dentro, prima che nella voce, quello che stavano cantando. Non ho studiato musica, sono un semplice fruitore che però cerca di stare lontano dai pre-giudizi. Non ho le competenze per dire se la vera musica sia quella di Monteverdi o di Mozart, di Scarlatti o Beethoven, di Brian Eno o di Pino Daniele. E poi c’è la questione “Ai miei tempi…”. Per mio padre, per esempio, Once in a Lifetime dei Talking Heads era puro frastuono al confronto delle melodie di Massimo Ranieri".
"So però - prosegue il giornalista - che chi regala emozioni sta facendo bene quello che ha deciso di fare. Credo che in questo senso una sonata in re minore abbia lo stesso valore di un rap, esattamente come un dribbling ubriacante possa e debba convivere con un contrasto a centrocampo che strappa la palla dai piedi dell’avversario. E lasciamo da parte anche la questione dello studio della materia: Pino Daniele ha imparato a suonare la chitarra da solo, eppure non era poi così male…".
"Non mi piaceva Geolier e dopo averlo visto non posso dire che diventerà il primo nelle mie playlist preferite, ma ieri ho applaudito convinto più di una volta e qualcosa nelle playlist ce la metterò di sicuro. Poi, chissà, possono aver influito anche gli occhi felici di mia figlia che cantava a squarciagola. Ma mi sono guardato bene dal dirle che sì va bene tutto molto bello, però vuoi mettere i Talking Heads?", ha concluso Cappella.
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