Hojlund, un centravanti ai margini: 14 tocchi e nessun tiro nello specchio

Rasmus Hojlund nella gara contro il Bodo/Glimt ha dimostrato di non essere pienamente integrato nel gioco di Massimiliano Allegri. Analizziamo i suoi numeri e dati.
Se il Napoli può celebrare una vittoria importante contro il Bodo/Glimt, la prestazione di Rasmus Hojlund, ancora una volta, lascia invece aperti interrogativi significativi sulla sua partecipazione al gioco offensivo. Il centravanti danese attraversa un'altra serata anonima, nella quale la presenza in campo non si traduce in un contributo concreto alla manovra e, soprattutto, alla produzione di pericolosità. Anche il suo fatturato in termini realizzativi e di assist risulta altamente deficitario.
Hojlund, un centravanti ai margini
Appena due reti realizzate tra coppa e campionato, nelle 10 gare in cui è stato impiegato (per lui finora 716 minuti in stagione, con 191 tocchi totali, 0,26 di media per minuto giocato) e 0 assist. Il centravanti danese non segna dallo scorso 5 settembre, gol in casa dell’Inter con tiro dal limite dell’area (così come contro il Como la domenica precedente). E’ il caso di chiedersi se il danese goda i immunità particolari dalle critiche, visto che poco se ne parla.

I numeri sono eloquenti: 14 tocchi complessivi (7 in un primo tempo a larghi tratti dominato dai partenopei), appena due nell'area avversaria e un Expected Goals di 0,13. Un volume di partecipazione estremamente ridotto per un attaccante chiamato a rappresentare il riferimento centrale della fase offensiva. Il dato più significativo non è soltanto la scarsità dei palloni giocati, ma la difficoltà nel trasformare quei pochi contatti in situazioni capaci di mettere sotto pressione la difesa avversaria. Hojlund conclude una sola volta verso la porta, senza nemmeno centrare lo specchio, ottimamente innescato nello spazio, come piace a lui, ancora una volta da Spinazzola. La produzione individuale resta quindi marginale sia in termini di volume sia nella capacità di generare una minaccia concreta. L'xG di 0,13 conferma una presenza offensiva che, almeno sul piano delle occasioni, non riesce a lasciare un'impronta significativa sulla partita.
UN RIFERIMENTO CENTRALE CHE NON RIESCE A INCIDERE
Per valutare la prestazione di un centravanti, tuttavia, sarebbe riduttivo fermarsi ai gol o alle conclusioni. Un numero nove deve contribuire alla risalita della squadra, offrire soluzioni verticali, fissare i centrali avversari, attaccare la profondità e permettere ai compagni di trovare connessioni efficaci nell'ultimo terzo. È proprio su questo insieme di funzioni che emergono le perplessità. Quattordici tocchi complessivi rappresentano un indicatore di coinvolgimento molto basso: il dato suggerisce una partecipazione limitata alle sequenze offensive, anche se, da solo, non consente di stabilire se la responsabilità sia da attribuire esclusivamente al giocatore oppure anche alla qualità del servizio ricevuto e alle caratteristiche della costruzione azzurra. Tuttavia, anche dall’analisi video della gara, e non solo di quella contro il Bodo, emerge una difficoltà, probabilmente perché non nelle sue caratteristiche, nel dominare cross e palloni che arrivano nell’area di rigore; spesso in ritardo rispetto alle giocate dal fondo, ancor più frequenti le scelte errate sul posizionamento sul primo piuttosto che sul secondo palo in attacco alla porta. Inoltre, scarsa la cattiveria e la fame che palesa in pressing, quasi sempre accennato e non affondato, e nei contatti con il difensore di riferimento, quasi sempre battuto nei duelli. I soli due tocchi nell'area avversaria sono ancora più indicativi della difficoltà nel presidiare con continuità la zona nella quale un centravanti dovrebbe diventare maggiormente incisivo. Hojlund appare lontano dal cuore dell'azione offensiva e non riesce a trasformarsi in un riferimento costante per i compagni. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la finalizzazione. Prima ancora di concludere, il centravanti deve riuscire a entrare nella partita, partecipare alle combinazioni e occupare gli spazi con tempi e movimenti funzionali allo sviluppo della manovra.
I DUELLI RACCONTANO UNA PRESENZA FISICA POCO PRODUTTIVA
Anche i dati relativi ai confronti individuali restituiscono un quadro poco incoraggiante. Hojlund vince zero duelli a terra su due e soltanto uno dei tre duelli aerei disputati. Il campione è limitato e non autorizza generalizzazioni assolute sulla sua capacità di reggere il confronto fisico. Tuttavia, nella singola partita, questi numeri evidenziano una difficoltà nel trasformare il contatto con il difendente in un vantaggio per la squadra. Per un attaccante che può essere chiamato a giocare spalle alla porta, proteggere il pallone e consentire ai centrocampisti di risalire, la capacità di tenere il possesso sotto pressione è una componente essenziale. Allo stesso modo, il duello aereo può diventare uno strumento per superare la prima pressione, guadagnare campo e creare le condizioni per una seconda giocata. Anche contro il Bodo, il centravanti danese non riesce a offrire un contributo apprezzabile in queste situazioni. Anche il dato delle due palle recuperate descrive un apporto contenuto nella fase di transizione difensiva, pur senza essere sufficiente, isolatamente, per giudicare il suo lavoro senza palla.
IL PROBLEMA È INDIVIDUALE O STRUTTURALE?
La lettura più corretta richiede di tenere insieme due livelli di analisi. Da una parte, Hojlund deve migliorare la propria capacità di partecipare alla manovra, trovare connessioni con i compagni e rendersi disponibile in zone che gli consentano di incidere maggiormente. Dall'altra, è necessario interrogarsi sulla qualità dei rifornimenti e sulle condizioni nelle quali il centravanti viene coinvolto. Un attaccante può toccare pochi palloni perché si muove male, perché non riesce a offrire linee di passaggio funzionali oppure perché la squadra sviluppa il gioco senza servirlo con continuità. Per distinguere queste ipotesi servirebbe analizzare anche i movimenti senza palla, le corse in profondità, le ricezioni potenziali, i passaggi tentati verso di lui e le sequenze nelle quali avrebbe potuto essere coinvolto. I dati disponibili, però, consentono già una conclusione sul rendimento espresso: Hojlund non è riuscito a trasformare la propria presenza in un contributo offensivo significativo. E quando un centravanti accumula appena 14 tocchi, entra soltanto due volte in contatto con il pallone nell'area avversaria e non produce alcun tiro nello specchio, il problema diventa rilevante per l'equilibrio complessivo dell'attacco.
LA VALUTAZIONE FINALE
La vittoria del Napoli non deve impedire di esaminare le prestazioni individuali con la necessaria severità. Hojlund ha vissuto una serata nella quale è rimasto ai margini della manovra, con un impatto ridotto nella costruzione, nei duelli e nella finalizzazione. Non è il singolo dato a condannare la sua prestazione, ma la convergenza degli indicatori: pochi palloni giocati, presenza sporadica in area, bassa produzione attesa e nessuna conclusione nello specchio. Un insieme che descrive un centravanti incapace di diventare un riferimento offensivo realmente efficace. Il punto non è pretendere che un numero nove segni in ogni partita. È chiedergli di partecipare, incidere e creare problemi alla difesa avversaria anche quando non trova il gol. Contro il Bodo, Hojlund non è riuscito a fare neppure questo con continuità. E per il Napoli, che ha bisogno di un attaccante capace di dare profondità e concretezza alla manovra, resta una questione da affrontare con attenzione, tanto sul piano individuale quanto su quello tattico, prima di andare, con urgenza, a gennaio, alla ricerca di un centravanti puro.






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