GP Jeddah, lancio missili vicino al circuito: Hamilton si rifiutava di correre, piloti in rivolta

Il Gran Premio di Formula 1 in Arabia è stato animato nella notte da un lungo confronto con le autorità locali, i piloti temono per la loro incolumità.
Lunghissima notte per gli operatori di Formula 1 a Jeddah, in occasione dei GP Arabia. A generare grande preoccupazione, soprattutto tra i piloti, sarebbe stato un attacco missilistico di un sito produttivo della Aramco, situato a non più di venti chilometri dal circuito. Numerose le riunioni consumatesi nelle scorse ore, compreso un meeting tra i presidenti di F1 e FIA con i rappresentanti dei dieci team e dei venti piloti, tutti riuniti con gli organizzatori e le autorità locali per valutare la situazione. Le autorità saudite e l'intelligence locale - fa sapere 'La Gazzetta dello Sport' - avrebbero fornito rassicurazioni in merito al rafforzamento di tutte le misure preventive, atte ad assicurare l’incolumità di spettatori e addetti ai lavori della F1, media inclusi, per l’intero fine settimana.
La "rivolta" dei piloti sarebbe stata guidata da Hamilton, che - insieme Russell, Alonso, Gasly e Stroll - si sarebbe rifiutato di correre ed avrebbe chiesto garanzie formali circa la fattibilità reale di disputare regolarmente l'evento in condizioni di massima sicurezza per tutti.
Verso l’ 1:30, i team principal si sarebbero ritrovati nuovamente faccia a faccia con i piloti, in un confronto durato mezzora. La posizione ufficiale è che il GP si farà, ma solo oggi sapremo se realmente i piloti avranno sciolto le loro ultime riserve in merito. La speranza generale - specie da parte degli organizzatori - è che non ci sia nessun ripensamento a causa del recente attentato che ha scosso i corridori.







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