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Forgione: "Renato Zero fa giustizia alla canzone napoletana, questa è la vera storia"

Angelo Forgione sottolinea le parole dell'artista romano in occasione del concerto che si è tenuto a Napoli.


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

24/06/2024 19:31 - Altre notizie
Forgione: Renato Zero fa giustizia alla canzone napoletana, questa è la vera storia

Renato Zero, non uno qualsiasi, fa giustizia per la Canzone napoletana. A "Il Mattino", prima dei due concerti in piazza del Plebiscito, ha detto: "In principio era la Canzone napoletana, poi è venuta quella italiana. Il mio mestiere è nato qui, rendo onore a quella stagione e ad un’incredibile categoria di artisti". E che la Canzone napoletana abbia partorito quella italiana - scrive Angelo Forgione, giornalista e scrittore - non è teorema ma realtà storica fattuale con un anno di nascita preciso: il 1850. Tutto nasce da Guglielmo Cottrau, nato in Francia ma cresciuto a Napoli e conoscitore della lingua napoletana. Nella capitale di primo Ottocento, quella del Real Teatro di San Carlo, sull’esempio del melodramma e secondo le nuove influenze romantiche, andò a riprendere i più longevi canti del popolo napoletano e li arrangiò per voce e pianoforte; li pubblicò nei "Passatempi musicali", destinandoli ai salotti partenopei. Così nacque la Canzone, non solo napoletana. Quella che oggi chiamiamo "musica leggera", anche detta "pop" dopo l'esplosione dei gruppi britannici nel secondo Novecento, nasce proprio nei salotti di Napoli come "volgarizzazione" delle arie dell’opera lirica che dalle case si diffuse nei caffè-chantant. Il primo grande successo fu "Te voglio bene assaje" del 1839, scritta dall’ottico prestato alla poesia Raffaele Sacco e musicata da Filippo Campanella.

Morto Guglielmo Cottrau nel 1847, la sua attività editoriale e musicale fu ereditata dal figlio Teodoro, che nel 1849 compose la musica di una romanza per celebrare il rione marinaro di Santa Lucia e la bellezza delle uscite serali in barca per godere appieno della bellezza del Golfo, il cui testo in napoletano fu scritto dal barone Michele Zezza con titolo "Lo varcaiuolo de Santa Lucia". Un anno dopo ne fece una versione in italiano letterario il poeta Enrico Cossovich, lanciando "Santa Lucia", che finì per avere un inaspettato successo internazionale. Di fatto, così – come ben sanno critici e storici non solo di settore – la Canzone napoletana partorì la Canzone italiana.


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E, come ha detto Renato Zero, a Napoli è nato (anche) il mestiere del cantautore di musica leggera, non solo cantante e non solo autore, ma entrambi. Il primo a scrivere testi e musiche di canzoni cantate da lui stesso, sia in napoletano che in italiano, fu il napoletano Armando Gill, nome d’arte di Michele Testa. Prima di esibirsi, si autoannunciava ironicamente così: "Versi di Armando, musica di Gill, cantati da sé medesimo". Era il primo Novecento.

Dal Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi a Sanremo al Festival della Canzone italiana nella stessa cittadina ligure ci passò in mezzo la guerra.


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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