Forgione: "L'opera di Pesce a Napoli, Monsieur Léonard e le parrucche" (FOTO)

"Alla forma fallica ricorsero già due secoli e mezzo fa i caricaturisti illuministi per deridere la moda esasperata delle parrucche barocche", spiega lo storico.
L'opera "Tu sî 'na cosa grande" (di Gaetano Pesce, ndr) installata in Piazza Municipio a Napoli sta facendo parlare di sé non per i suoi significati ma per la forma fallica, la stessa alla quale ricorsero già due secoli e mezzo fa i caricaturisti illuministi per deridere la moda esasperata delle parrucche barocche. Quella che vedete in basso - scrive lo storico Angelo Forgione - è una stampa del secondo Settecento: un'ironica parrucca a forma di fallo per canzonare la futilità delle apparenze, in netto contrasto con la ragione dei Lumi, dominante sul sentimento irrazionale e ingannevole rappresentato dai pomposi stili precedenti. La moda della parrucca fu introdotta in Francia nel Seicento da Luigi XIII, presto imitato da cortigiani, ambasciatori e visitatori stranieri che ne diffusero l’uso in patria.
Oltre l'utilità di abbellimento c'era anche quella di pulizia. Le pessime condizioni igieniche del tempo comportavano la presenza dei pidocchi in testa, che potevano essere eliminati rasando i capelli e indossando proprio una parrucca artificiale.
Per le donne, le acconciature divennero sempre più complesse, e ne beneficiò l'immagine del parrucchiere, che realizzava vere e proprie “costruzioni” di capelli, toupet e ornamenti vari, costringendo le dame a trovare, nella veglia e nel sonno, posizioni congeniali per non rovinarle. Il più celebre, famoso per le acconciature con sciarpe, gioielli, uccelli e battelli, fu Monsieur Léonard, coiffeur della regina Maria Antonietta. La sorella Maria Carolina chiese e ottenne alla congiunta di avere il Léonard presso di lei a Napoli almeno una volta all’anno. Le parrucche incipriate caddero insieme alle teste ghigliottinate dalla Rivoluzione francese.









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