Forgione: "Il grande affare saudita: il mondiale ha fatto crepare d'invidia gli arabi"

Angelo Forgione, giornalista e scrittore napoletano, ha fatto il punto sull'ascesa degli arabi in ambito calcistico.
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, ha commentato le voci di mercato che vedono protagonisti assoluti gli sceicchi arabi. Ecco quanto si legge: "Hanno fatto improvvisa irruzione, sconvolgendo l'Europa del calcio e, di conseguenza, accrescendo il divario tra la Serie A e la Premier League inglese, che ancora può resistere all'assalto dei petroldollari. Sono i ricchi sauditi, per i quali il calcio non è nuova religione. È molto di più. È lo strumento geopolitico per affermare la leadership arabo-sunnita nel Golfo Persico e dare una nuova prospettiva al paese. Il diktat è uno e uno soltanto: fare meglio del Qatar, e farlo presto! Grazie ai soldi del gas naturale liquefatto, a una diplomazia molto attiva e a una forte attività di lobbistica, gli emiri qatarioti, da quel piccolo paese grande quanto l'Abruzzo ma dalle risorse estrattive infinite, hanno sfidato tutti, andando alla conquista dell'economia internazionale. Lo hanno fatto piazzandosi a Parigi, con la compiacenza di Nicolas Sarcozy, e lì hanno stretto accordi in tanti settori, divorando l'economia continentale. In Italia, per esempio, approfittando della crisi, hanno acquistato la maison Valentino e la Costa Smeralda, e hanno investito nel settore immobiliare. Hanno usato il calcio come strumento di consenso, acquistando club e calciatori in Europa, fino a portarsi il Mondiale FIFA a casa, il primo d'inverno".
Poi ha aggiunto: "Ora i cugini sauditi vogliono fare di più. A casa si vogliono portare i grandi campioni. Hanno iniziato con quelli a fine carriera e sono passati a tentare quelli in piena ascesa. È la sfida fra due paesi sunniti che da sempre si guardano in cagnesco. Nel 2017, l'Arabia Saudita, insieme dall'Egitto e agli Emirati Arabi Uniti, aveva guidato l'isolamento del Qatar, accusato di sostenere il terrorismo e i movimenti che minacciavano i regimi e le monarchia sunnite, nonché il regime iraniano, concorrente degli arabi per l'egemonia mediorientale. Avevo scritto allora che il mondiale qatariota avrebbe fatto crepare d'invidia gli arabi, e ne avremmo viste delle belle".
"Due anni e mezzo fa, su pressione americana e israeliana, per la paura della minaccia sciita dall’Iran, sauditi e qatarioti hanno finto la chiusura delle antiche ostilità politiche, spostate su altri tavoli. L'Arabia Saudita ha così ottenuto l'affermazione della sua leadership tra le monarchia del Golfo persico, ma ha continuato la "guerra fredda" sul campo più battuto dai qatarioti negli ultimi anni. Riad, che non ha digerito la vittoria del Qatar della Coppa d’Asia 2019, non accetta più che sia la QIA (Qatar Investments Authority) a farla da padrona, e ora investe di più dei rivali nel suo fondo PIF (Public Investment Fund)".
"Lo shopping calcistico di quest’estate è solo l'esplosione della disfida araba. I sauditi vogliono oscurare i qatarioti, che hanno fatto del Paris Saint Germain il tramite del loro progetto, richiamando l’attenzione mondiale grazie a un calciomercato faraonico in grado di collazionare campioni assoluti senza però centrare la vittoria della Champions League. La proposta miliardaria dell’Al Hilal a Mbappé, uomo simbolo in uscita dal Psg qatariota, è l'atto più significativo della guerra in corso. Riuscire a strappare il forte francese ai nemici sarebbe un cazzotto assestato in pieno volto".
"Il fondo sovrano saudita ha risorse enormi. Costituito nel 1971, ha iniziato a investire nel calcio solo alla fine del 2021, acquistando la maggioranza del Newcastle. Meno di due anni dopo, ovvero lo scorso giugno, ha modificato la strategia, acquistando in blocco la maggioranza di quattro club casalinghi: l'Al Nassr, l'Al Ittihad, l'Al Hilal e l'Al Ahli. Ora vuole acquistare quanti più calciatori forti è possibile, per far riempirne la Saudi Pro League. Perché? Più che conquistare il calcio europeo, gli arabi hanno deciso di trasferirlo direttamente a casa loro, in un paese grande ma prevalentemente desertico, che non ha il gas liquido del piccolo Qatar bensì il petrolio, e quello sta finendo. Si calcola che ne potrà estrarre ancora per una decina di anni, con gli attuali ritmi di 11 milioni di barili al giorno. E allora bisogna fare in fretta per convertire il paese da petrolifero a turistico. In fretta, per prendersi la luce dei riflettori del mondo, magari rendendo la Saudi Pro League il campionato più ricco e attrattivo del pianeta... alla faccia del Qatar. Vi riusciranno?".






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