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Forgione: "De Laurentiis e calciatori colpevoli, gli allenatori meno"

L'analisi del noto giornalista e scrittore sul club partenopeo che è passato in pochi mesi dalla gioia per lo Scudetto alla tristezza per una stagione da dimenticare.


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

22/04/2024 16:22 - Altre notizie
Forgione: De Laurentiis e calciatori colpevoli, gli allenatori meno

Angelo Forgione, con un suo editoriale, ha fatto il punto sulla disastrosa stagione del Napoli. Queste le sue parole: "Signori, il Napoli 2023/24 è finito. Andate in pace! Le colpe di uno sfascio iniziano dal suo patron; le conoscono più o meno tutti, ed è inutile ripetersi. Dopo le sue, sono venute alla luce anche quelle dei calciatori, mai sul pezzo, mai con la testa giusta dopo il trionfo dello scorso anno. I cambi tecnici hanno contribuito fortemente a farli andare in confusione, fino a mollare totalmente nell'applicazione e nella presenza in campo".

Poi ha aggiunto: "E qualcuno inizia a rivalutare lo stesso Garcia, che passò per essere il problema, colui che aveva smontato il giocattolo. Al tempo si contarono sulle dita di una mano (un dito ero io) quelli che puntarono l'attenzione sull'atteggiamento dei calciatori, sul loro continuo accendersi e spegnersi ad intermittenza, e sui tentativi dell'allenatore francese di dargli la scossa necessaria affinché tornassero ad essere motivati e concentrati. Garcia non era l'allenatore giusto per tenere viva una squadra campione a Napoli, con tutto ciò che ne consegue in quanto a storia di calcio meridionale, ma non fu lui il colpevole, non il principale, del ruolino di marcia che teneva comunque il Napoli in zona Champions. Tuttavia, fu indicato come tale, e perciò fu triturato dall'ambiente, fino a scontrarsi con la stampa che lo incalzava. Lobotka che toccava meno palloni divenne la pietra dello scandalo, e lui rispose piccato a chi gli chiese perché, dicendo che il passato non lo interessava. Nacque la narrazione falsa de "Il Napoli dello scudetto non l'ho visto giocare", quando invece, a Capodimonte, aveva detto chiaramente che aveva visto sempre una squadra bellissima che correva, e che lui aveva il compito di farla correre ancora".


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Infine ha concluso: "Ma niente, la squadra non correva, e se correva, correva bene a sprazzi. Le colpe? Tutte sue, e lui decise di mollare per farsi esonerare, facendo imbufalire De Laurentiis, che lo cacciò dicendo di lui peste e corna, anche con inopportuna "creatività". Aveva scelto una panchina scomodissima, un po' per coraggio e un po' per opportunità, e il presidente aveva addirittura detto a tutti, davanti a lui, che la squadra poteva arrivare in finale di Champions League. Lui gli abbassò immediatamente l'asticella in faccia, e non pronunciò mai la parola "scudetto" ma parlò sempre di Napoli da zona Champions, perché sapeva che i ragazzi avevano la pancia piena e qualche malumore da smaltire. Apriti cielo! Succedere a Spalletti è stata una missione troppo grande per lui, e lo sarebbe stata per chiunque non avesse soddisfatto le aspettative della piazza, che erano altissime. Anche per lo stesso Spalletti, che, del resto, era diventato eroe partendo da una popolarità ai minimi storici per uno scudetto possibile ma sfuggito, cosa di cui era stato ritenuto responsabile, così come dell'addio dell'idolo di casa, quel Mertens epurato insieme a Insigne e, per certi versi, Koulibaly. De Laurentiis primo colpevole del disastro. Calciatori a ruota. I tre allenatori, tutti e tre, i meno responsabili di una stagione sciagurata oltre ogni decenza. Amen!".


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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