Dante, c'è tanta Napoli nella Divina Commedia. La scoperta di Galileo Galilei

Dante Alighieri è considerato all'unisono il più grande poeta italiano. Nella sua grandiosa Divina Commedia ci sono anche alcuni riferimenti alla terra napoletana.
Oggi, 25 marzo 2021, è un giorno speciale: è il Dantedì. Ovvero la giornata scelta per ricordare Dante Alighieri e la sua opera immortale, la Divina Commedia, simbolo dell'Italia e della lingua italiana in tutto il mondo. Un'opera incredibile che ha diversi collegamenti con la città di Napoli e suoi dintorni. Una delle zone più "note" per essere abbinate a Dante ed alla sua Divina Commedia è il Lago d'Averno, che oggi si trova nel comune di Pozzuoli. Fu il grande Galileo Galilei, secoli fa, a studiare a lungo la Divina Commedia ed ad identificare che la porta dell'Inferno di Dante fosse appunto il Lago d'Averno. Così come la "selva oscura" in cui si perde il Sommo Poeta ad inizio della Commedia, sarebbe il fitto bosco che circondava il lago e arrivava fino alla Solfatara di Pozzuoli.
Alla città di Napoli, invece, il legame con la Divina Commedia è dato da Virgilio, che proprio nel capoluogo partenopeo morì e dove tutt'oggi si trova la sua tomba. Dettagli non di poco conto che il Sommo Poeta evidentemente aveva appreso nei suoi studi prettamente classici. Del resto, Dante Alighieri studiò e visitò diverse parti della penisola italiana, raccontandola seppure nella sua visione medievale in maniera precisa e dettagliata, tanto da poterlo considerare il "padre" della lingua italiana. Napoli non fu protagonista della vita del sommo poeta, ma comunque anche se marginalmente trovò spazio nelle sue opere.






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