Da Verdone a Troisi e Benigni, il post di Ciriello su Nuti è da premio Oscar

"Con Francesco Nuti scompare la frontiera di chi faceva il cinema per scappare di casa, dalla provincia, dall'Italia", un passaggio dell'omaggio di Ciriello.
Francesco Nuti è morto all'età di 68 anni qualche giorno fa. A dare l'annuncio è stata la figlia Ginevra, che nel 2017, quando aveva 18 anni, si era offerta di fargli da tutrice legale visto che suo padre non poteva più parlare, camminare e muovere le mani orma da tempo a causa di una malattia. In principio il successo, poi la depressione, dunque l'alcolismo, un tentato suicidio e nel 2006 la caduta, l'ematoma cranico, il coma. Al risveglio danni neurologici irreparabili. La sua carriera iniziò con i Giancattivi (con Alessandro Benvenuti e Athina Cenci), proseguì da solo al cinema, con film di successo. Sui social il post più bello per omaggiare Nuti - in 21 punti - è senza dubbio di Marco Ciriello, giornalista e scrittore. Ve lo proponiamo qui di seguito.
NUTI SCORDAR DI ME
1. Se a separarlo da Benigni fu il passaggio a livello di Prato, con Verdone non poté mai dividere la borghesia e la voglia di andare a letto presto. Solo in Troisi trovò un suo simile, irregolare e anticonformista per naturalezza. Sarà per questo che in "Morto Troisi, Viva Troisi!" gli fu risparmiata la casa di riposo per comici.
2. Nani e pazzi, erotomani e giocatori d’azzardo, madri ingombranti e ballerine di lap dance. Dalla prima infanzia fino dentro a tutti i suoi film, l’umanità di Nuti è un circo felliniano che non conosce il freno del cattolicesimo. Un racconto di Stefano Benni, un bar sotto il mare, disposto ad accogliere sempre più gente.
3. La vita di tutti i giorni non può non avere difetti, l’unica perfezione da cercare, dal tappeto verde alla macchina da presa, è l’ottavina reale.
4. Più del matrimonio, del sesso, delle relazioni, il suo desiderio più grande fu la paternità. A Giovanni Veronesi che gli chiese di collaborare rispose che in quel momento non voleva fare un film, ma un figlio. Fu così che nacque quella creatura anarchica e piena d’amore che è “Tutta colpa del paradiso”.
5. "Fabiana. Enrica (prima). Gianna. Enrica (seconda). Athina. Edy. Giuliana. Barbara. Isabella. Clarissa. Ornella. Carol. Heather. Francesca. Naomi. Sabrina. Anna, in arte Moana. Caterina. Ilaria. Chiara. Mietta. Anna Maria. Ma la più bella è Ginevra".
6. L’apparizione dello stambecco bianco, i canguri dei documentari, i pavoni con le canne piene d’olio, i cani come confidenti. Gli animali del suo cinema sono incontri con realtà improvvise, a suo modo era un surrealista.
7. Con Pinocchio condivideva la fissazione e la vessazione dei tribunali, sempre pronti a giudicare e condannare. Il burattino divenne il soggetto preferito dei suoi quadri, per poi essere il soggetto del film che lo porterà alla disfatta, “OcchioPinocchio”. Una vita appesa a un filo.
8. Che fossero promesse spose o donne in fuga, l’amore per Francesco Nuti non è un legame indissolubile, ma un’avventura, una guerra, un litigio in salotto. Perché l’amore può durare per sempre, ma la pazienza no.
9. Bambini picchiati, schiaffi e calci alle fidanzate, lotte corpo a corpo con i disabili. Tutti a chiedersi perché non mandano i suoi film in tv, perché tv e società di oggi non capirebbero l'ironia della "catena ancora più pesante e più forte che l'ha reso prigioniero di una certezza del passato".
10. "Io mi vergogno di chi si vergogna".
11. A biliardo si gioca sempre in smoking, meglio se quello di Humphrey Bogart, la felicità per una speranza di conquista merita “Singin’in the rain” allagando la casa e le contrazioni del viso la ricerca di Buster Keaton. Da commedia italiana, il cinema di Nuti ha pensato in grande, all’America che non ha saputo apprezzarlo.
12. Padre, maresciallo dei carabinieri, tassista ma anche un Merlo che lo convince a giocare. Novello Novelli più che un attore nei suoi film è una certezza, un marchio di fabbrica, l’ultima scheggia di un’Italia schietta e senza ipocrisie, e la cosa peggiore che può farti è negarti un bacino.
13. Che la verità a sé stessi è più facile confessarla davanti a un lago traditore, o all’Arno in compagnia di un amico, pensando a Giulia andata via, al fondo di un bicchiere, eppure non c’è niente di meglio degli specchi per ritrovarsi e parlarsi. Un doppio che recita e ti smaschera. Nuti al quadrato.
14. Il piacere e la passione per le donne. Di spalle, in controluce, ma sa anche riprenderle sdraiate sul letto, come una palla bianca da biliardo che scivola sul tappeto, così tanto da diventarne gelosa.
15. "Meglio pazzo che essere un calendario".
16. Dai punti totalizzati alla Goriziana al minimo sindacale quotidiano delle volte per fare l’amore, dai minuti contati per non perdere il treno ai gradi di temperatura per essere considerata febbre. In uno schema preciso per muoversi nel caos della vita, Nuti opponeva una matematica propria. "39.2, questa è febbre".
17. Una festa di carnevale in agosto dove Zorro e un dalmata discutono sul tetto di un casolare sull’ avere un figlio o no. Ecco il cinema, forse la vita.
18. Chimico tintore, attore, regista, ma l’importante era continuare a giocare, come quando era stato chiamato nella nazionale under 14 con Paolo Rossi, sognando di essere Omar Sivori, segnando in rovesciata. Che dai palloni di cuoio alla lente della macchina da presa, è un attimo: si tratta di mettere a fuoco il tiro.
19. Ogni volta che una donna lo lasciava, sullo schermo ma anche senza, beveva, ora che c’ha lasciati lui, non ci resta che bere anche noi.
20. "L’alcol è un vaso che dilata".
21. Con Francesco Nuti scompare la frontiera di chi faceva il cinema per scappare di casa, dalla provincia, dall’Italia. Una lunga corsa dall’Arno a Casablanca, per sfuggire alla definizione, alla normalità e ai giorni pari. Tanti film come un unico monologo, per giustificare una fuga.






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