Covid e variante inglese, il virologo Clementi: "Troppe inesattezze, ricordate Wuhan?"

"La variante inglese non č pių patogena. Come non č vero che infetti di pių i bambini", Massimo Clementi ha fatto chiarezza a Gazzetta Active.
Si ha la sensazione che in questa nuova fase della pandemia, non spaventi più il covid ma le varianti del coronavirus Sars-CoV-2. Ad oggi le più diffuse sembrano essere la sudafricana, la brasiliana e la inglese, ma dagli Stati Uniti avvertono che sono state individuate sette nuove varianti. In Italia, per ora, la più temuta è la variante individuata nel Kent l’autunno scorso, che ha portato ad un picco di casi nel Regno Unito. A Gazzetta Active il professor Massimo Clementi, Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano spiega: “Al momento in Italia le varianti sudafricana e brasiliana sono state rilevate tra alcuni viaggiatori, ma non hanno una circolazione significativa. Ce l’ha, invece, soprattutto in alcune zone del nostro Paese, quella inglese. Questa è probabilmente la causa di un aumento di casi che si sta registrando in questi giorni e di conseguenza di un maggior numero di ricoveri”,
Dice che la variante inglese sta portando ad un aumento dei casi. Ma ha anche una letalità maggiore?
“No, questa variante non è più patogena. Come non è vero che infetti di più i bambini. E’ stato fatto uno studio in Inghilterra che ha portato a queste conclusioni. E’ chiaro però che aumentando i contagi possono aumentare anche i casi che richiedono una ospedalizzazione e, di conseguenza, anche i decessi tra le fasce di popolazione più a rischio, ovvero coloro che dovrebbero essere vaccinati per primi”.
Come dobbiamo imparare a convivere con il coronavirus Sars-CoV-2 dovremo anche imparare a convivere con varianti sempre nuove?
“Questa epidemia in Europa è iniziata proprio con una variante. Il virus originario che si era diffuso a Wuhan, in Cina, nel dicembre del 2019 è infatti mutato mentre arrivava in Occidente. Le varianti si formano in continuazione, perché questi sono virus portati al cambiamento. La grande maggioranza di queste varianti, il 99%, viene persa perché non conferisce al virus alcun vantaggio, e quindi il virus non fissa quella mutazione nella propria popolazione. Quando, invece, arriva una mutazione che dà un vantaggio al virus, o perché – come nel caso della variante inglese – gli permette di replicare di più, oppure perché resiste ad una terapia – come succede in altre infezioni virali – o ancora perché sfugge agli anticorpi, allora questa mutazione diventa dominante”.
Il fatto che la sopravvivenza del virus sia legata alla sopravvivenza dell’organismo che lo ospita può far sì che sul lungo termine il virus muti diventando meno aggressivo, puntando alla propria sopravvivenza?
“Certamente, quasi mai queste varianti sono più patogene. La variante inglese non è più patogena ma si trasmette più facilmente rispetto al virus originale. Ma in generale il virus si adatta, seppure lentamente. Questo adattamento può richiedere anche molto tempo, ma si va verso un virus che è sempre più adattato all’uomo. In questo caso si è sviluppata una variante che è più capace di infettare, ma solo questo”.







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