Comaschi, la bandiera del Napoli che prese a schiaffi il figlio di Lauro e a pugni alcuni tifosi
Calciatore di grande resistenza fisica e notevole combattente, Luciano divenne uno dei beniamini del pubblico.

Ci sono calciatori destinati a restare nel cuore della gente anche se non vincono nullo o non hanno una classe straordinaria. E' il caso di Luciano Comaschi, la cui carriera è legata a filo doppio al Napoli, di cui è stato bandiera per ben 9 lunghi anni.
Nato a Melzo (Mi) il 3 luglio 1931, appena ventenne, proveniente dal Crotone, approdò al Napoli nell’estate del 1951. Dopo una stagione caratterizzata da sparute apparizioni quando veniva inserito al posto di Vinyei al centro della mediana, Comaschi riuscì ad entrare in pianta stabile in prima squadra proprio accanto dell’ungherese Vinyei. Calciatore di grande resistenza fisica e notevole combattente, Luciano divenne ben presto uno dei beniamini del pubblico.
I napoletani, non a caso, gli danno il soprannome di 'o lione (che nel 1955 passerà a Vinicio). Comaschi disputa 241 partite di campionato, più 10 in Coppa Italia per un totale di 251. Segna anche 4 gol, di cui uno nell’ultima partita giocata al Vomero il 15 novembre 1959 contro il Vicenza sconfitto 3-1, prima del trasferimento al San Paolo, con l’inaugurazione il 6 dicembre 1959 contro la Juventus di Charles e Sivori, che si avviava a vincere lo scudetto, e vittoria per 2-1 con gol per il Napoli di Vitali e Vinicio, quest’ultimo - scrive Antonello Amaltea - avvenuto dopo un salvataggio sulla linea della propria porta di Comaschi, stile Grava contro il Lecce e nell’azione di contropiede rete di testa di uno zoppo Vinicio, che era rimasto in campo per onor di firma e perché non esistevano le sostituzioni.
Come spesso succede, quando le cose vanno male, i primi a farne le spese con i tifosi sono quelli più amati, è con loro che ce la si prende di più, ci si sente quasi traditi, così nel campionato 1960/61 che si concluse con la retrocessione in serie B venne costantemente beccato da alcuni tifosi, soprattutto in settimana, durante gli allenamenti, ma un giorno perse la pazienza e, con un incredibile salto in lungo, superò il fossato che separa il terreno dagli spalti, dando luogo ad una furiosa scazzottata che rimise al posto i contestatori e sempre Comaschi un giorno prese a schiaffi Ercolino, il figlio minore di Lauro, questa volta per gelosia, perché aveva importunato la sua splendida signora Rita Saracino. Anche da questi episodi si nota il suo grande temperamento.
Al termine di quel campionato, deluso per la retrocessione del Napoli e senza contratto, invece di accasarsi da qualche altra parte, decise di appendere le scarpette al chiodo a soli 30 anni. Ironico e scaramantico come un vero napoletano, erano celebri i suoi scherzi a Michelangelo Beato, il massaggiatore e, l’atto scaramantico al momento di entrare in campo: accucciarsi in un angolo fingendo di allacciarsi le scarpette e invece… faceva pipì di nascosto.
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