Chiariello: "Il giornalista non è libero. Non sono contento delle radio ufficiali"

Umberto Chiariello nel suo editoriale su Radio Napoli Centrale ha parlato del ruolo del giornalista nei tempi moderni soffermandosi sulle radio ufficiali.
Umberto Chiariello, giornalista vicino alle vicende del Napoli, nel suo editoriale su Radio Napoli Centrale, evidenzia: "Quando si fanno canali istituzionali, la domanda spontanea è: i giornalisti coinvolti, saranno liberi di poter muovere critiche a destra e manca o dovranno essere giornalisti di regime? Lo stesso problema che ci poniamo per le radio ufficiali. Il povero editore che caccia un sacco di soldi, come potrà ovviare a questi problemi di natura giornalistica? Quando si accettano, anche a pagamento, di essere chiamati ufficiali, dopo c’è una cattiva interpretazione di chi concede l’esclusiva, di pensare che quella radio è il corifeo della società o della Lega".
Inoltre aggiunge: "Non dovrebbe essere così e diventa difficile da gestire. I professionisti che entreranno nel canale della radio saranno tutti probabilmente orientati: se io so che il mio editore ha come core business juventini, non c’è bisogno che mi dicano chiaramente di non attaccare la Juventus. Il giornalista non è libero, ma soggetto a politiche commerciali, oggi più di ieri. Non sono molto contento che nascano canali di Stato, né mi piacciono queste corse alle radio ufficiali che diventano un boomerang per lo stesso editore perché i giornalisti possono metterlo in difficoltà". Ha concluso Chiariello.








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