Chelsea, sanzioni contro Abramovich. Boris Johnson spiega: "Evidenti legami con Putin"

Il Premier inglese ha parlato delle motivazioni che hanno spinto il Governo a prendere posizioni contro i magnati russi, compreso il patron del Blues.
Roman Abramovich non può più vendere il Chelsea, del quale ha tentato di liberarsi invano in queste ultime settimane. Dopo la dichiarazione di guerra della Russa all'Ucraina ed i conseguenti provvedimenti del Governo Britannico, il proprietario dei Blues si è ritrovato nel bel mezzo di una situazione tutt'altro che facile da gestire: il congelamento di tutti i suoi beni, compreso - appunto - il club di Premier League, del quale non può quindi disfarsi come sperava.
A spiegare i motivi di questa decisione ci ha pensato Boris Johnson, il primo ministro inglese che, seppur non nominando apertamente Abramovich, ha illustrato le ragioni che hanno spinto il Governo ad intervenire contro gli oligarchi russi (dei quali lo stesso Abramovich fa parte): "Abbiamo accelerato, ma servono chiare prove per colpire persone vicine a Vladimir Putin. Non posso parlare a livello singolo, ma posso dire che c'erano prove chiare sui legami fra gli oligarchi colpiti e Putin. Quando vediamo bombardare un ospedale pediatrico, non possiamo non sanzionare persone vicine a chi si rende responsabile di questi eventi", ha detto il politico.








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