"Bilardo al Napoli nel 1990 con Maradona", Capaldo rivela: "Lo Scudetto cambiņ i piani di Ferlaino"

Carlos Bilardo poteva essere l'allenatore del Napoli nel 1990. Un retroscena che in pochissimi conoscono.
La morte di Diego Armando Maradona continua a scuotere gli animi di tutti gli appassionati di calcio e di coloro che hanno avuto la fortuna di viverlo da vicino. Tra questi vi è sicuramente Carlos Bilardo, suo ex allenatore, ma che attualmente vive in una condizione di salute piuttosto precaria. Oggi ha 82 anni e soffre di disturbi neurologici e nessuno ha il coraggio di dargli la notizia della morte di Maradona. Bilardo non fu solo l'allenatore del Pibe de oro, ma una sorta di padre adottivo, tanto che più volte negli anni disse che "Diego era il figlio che non aveva mai avuto". L'ex allenatore dell'Albiceleste vive in un appartamento a Buenos Aires dove viene curato da alcune infermiere, alle quali è stato vietato di fargli guardare la televisione. Bilardo, non tutti sanno, fu anche vicino ad essere l'allenatore del Napoli nell'estate del 1990, un incredibile retroscena svelato dal giornalista Gaetano Capaldo ai nostri microfoni.
Ora il Mondo del calcio è orfano di Maradona. "Nelle ultime 48 ore ho letto un numero esponenziale di messaggi di cordoglio. Maradona è stato salutato da almeno tre generazioni di calciatori. Da Careca a Messi, passando per Cristiano Ronaldo e Roberto Baggio, tutti i più grandi hanno voluto condividere un ricordo riguardante Diego o, semplicemente, ricordarlo con una foto. Uno dei principali riconoscimenti è essere ricordato con affetto dagli avversari e basta leggere le parole di Gullit per accorgersi che Diego era ammirato e voluto bene dall’intero ambiente. Per non parlare dei compagni di squadra. Le lacrime di Goycoechea sono struggenti tanto quanto la notizia relativa alla decisione di tenere il vecchio Carlos Bilardo all’oscuro della scomparsa di Maradona", esordisce così Capaldo ad AreaNapoli.it.
Bilardo-Maradona, un rapporto fortissimo. "La notizia della mancata comunicazione della morte di Diego al suo vecchio commissario tecnico ha dei contorni commoventi, mi ha emozionato molto. Una decisione che, solitamente, viene adottata per un anziano genitore quando muore un figlio. Per Bilardo Diego era questo. Un figlio. Lo ha scelto come capitano e simbolo della sua nazionale in un periodo in cui Maradona aveva tanti detrattori. E Diego lo ha ricompensato con la cavalcata indimenticabile di Messico ’86. Erano legati a doppio filo, tanto che la federcalcio argentina decise di affiancarlo a Maradona anche nell’avventura da commissario tecnico. Ovviamente non mancarono i litigi ma l’affetto rimase intatto. Maradona stimava tanto Bilardo tanto che lo stesso Ferlaino pensò a lui per la panchina del Napoli per la stagione 1990/91, lo voleva sulla panchina azzurra dopo i mondiali di Italia ’90".
Come mai non si concretizzò l'approdo al Napoli di Bilardo? "L’indiscrezione serpeggiò in primavera, con il Napoli in piena corsa per lo scudetto. Finì anche sui giornali. Fu proprio la vittoria del titolo a sbarrare le porte del centro Paradiso a Bilardo. Il ct dell’Argentina piaceva a Ferlaino tanto quanto Franco Scoglio, che all’epoca era il tecnico rivelazione della Serie A sulla panchina del Genoa. Ma non era ipotizzabile la sostituzione di un allenatore che, al primo anno, era riuscito a vincere lo scudetto. Bigon era un tecnico affidabile e, tra l’altro, era apprezzatissimo per le sue grandi qualità umane, Ferlaino fu ben felice di tenerlo".
Con Bilardo potevano arrivare anche altri calciatori argentini al Napoli? "Difficile rispondere, non dimentichiamo che all’epoca vigeva la regola dei tre stranieri per squadra. Il Napoli avrebbe dovuto cedere due mostri sacri come Careca e Alemao. Stiamo parlando del centravanti e del mediano titolari della nazionale brasiliana ai mondiali di Italia ’90. Giocatori di caratura planetaria. Ferlaino non li avrebbe mai mandati via dopo aver vinto lo scudetto. Lo stesso Alemao ebbe qualche frizione con la società per il rinnovo del contratto ma alla fine firmò fino al 1992 e restò fino a quell’anno per poi chiudere la sua esperienza italiana nell’Atalanta. Volendo fare un giochino sugli argentini, del tutto ipotetico, posso fare due nomi: Diego Pablo Simeone, che invece prese la strada di Pisa, e Oscar Ruggeri, che dirigeva le difese della nazionale argentina e del Real Madrid".
Con Bilardo sulla panchina del Napoli Maradona sarebbe potuto restare in azzurro anche oltre il marzo 1991? "Credo di no, per me l’addio di Maradona al Napoli e, in generale, al grande calcio è legato a doppio filo alla delusione di Italia ’90. Gli sbarrarono la strada di un bis mondiale che lo avrebbe consegnato alla storia. Fu un’ingiustizia. Quella sconfitta nella finale contro la Germania, a mio avviso, lo svuotò. E i problemi legati alla sua vita privata divennero sempre più ingombranti. Neanche la sua famiglia riuscì a contenere, Bilardo in quanto Bilardo avrebbe potuto fare poco. Oramai Diego era come un’auto lanciata a tutta velocità. E finì con schiantarsi nel modo che tutti ricordiamo. Solo un cammino vincente in Coppa dei Campioni, forse, gli avrebbe potuto dare delle ulteriori motivazioni e silenziare i suoi demoni. Non fu così e le cose andarono come tutti ricordiamo", sottolinea in conclusione Capaldo ad AreaNapoli.it.






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