Sconcerti su Pelé: "Basta paragonarlo a Maradona: il brasiliano aveva un capriccio"

Mario Sconcerti amava Pelé. Aveva scritto un bellissimo pezzo sul Corriere della Sera. Il cronista č morto il 17 dicembre 2022.
Il mondo piange la scomparsa di Pelé, il calciatore brasiliano più forte della storia. Lo scorso 17 novembre, invece, il mondo del giornalismo italiano perdeva Mario Sconcerti. Ma cosa pensava il cronista del brasiliano? Lo amava così come si evince da un articolo pubblicato dal giornalista sul Corriere della Sera. Ecco quanto si legge: "Diceva Pelé che quando fosse venuta l’ora di presentarsi al buon Dio, avrebbe chiesto di essere trattato in paradiso come era stato trattato sulla Terra. Perché Pelé ha avuto una vita lunga e felice. E quando non lo era, sorrideva comunque perché quello voleva sembrare, il simbolo tranquillo, gioioso, del calcio in Sud America e nel mondo. Più Maradona si accostava alla parte oscura, più lui si vestiva da Migliore. Era il suo ultimo modo per rimanere unico. Ha avuto tante donne, tanti figli anche lui ma trattenendoli, spargendo sempre parole di pace".
"Per definire la sua storia - si continua a leggere - sul campo bisogna evitare di paragonarlo a Maradona. Erano due giocatori diversi, unici, le cui qualità a confronto sono sempre state soltanto opinioni. Erano un tesoro inestimabile, tra loro potevi scegliere ad occhi chiusi, non sbagliavi mai, eri pronto per vincere. Pelé ha avuto un riconoscimento in più: è stato il calcio a scegliere lui. È stato premiato miglior calciatore del secolo dalla Fifa, dal Comitato Olimpico vero limite di Pelé è stato il tempo. Pelé aveva un capriccio, quasi una nostalgia: non amava il suo nome Pelé. Amava essere chiamato col nome che gli aveva dato suo padre, Edson, Edison, come l’inventore della lampadina. Pelé era un nomignolo conquistato sul campo quando era ragazzo, glielo gridò contro un avversario scontroso".






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