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Scanzi: "Siamo messi malissimo, quel che è accaduto dice molto sulla nostra contemporaneità"

"L'uomo Venditti sarà incline allo sbrocco, ma non è certo un mostro. E invece viene trattato come tale", ha spiegato il noto giornalista.


Luca CirilloLuca CirilloGiornalista

13/09/2024 21:38 - Rassegna stampa
Scanzi: Siamo messi malissimo, quel che è accaduto dice molto sulla nostra contemporaneità

IL “caso Venditti” e la fogna dei social. Andrea Scanzi, giornalista, sulle pagine de Il Fatto Quotidiano ha commentato uno dei casi che ha caratterizzato le ultime settimane. Ecco quanto si legge: "Il “caso Venditti” dice molto sulla nostra contemporaneità e - ancor più – su quelle cloache a cielo aperto che sono i social. I fatti: Antonello Venditti sbrocca durante un concerto a Barletta, fraintendendo i suoni di una ragazza disabile per una contestazione. Prima insulta chi sta facendo “rumore”, poi – dopo essere stato avvertito da un collaboratore che si trattava di una “ragazza speciale” – di fatto rincara la dose. La sala è buia, il pubblico mormora e Venditti va avanti senza rendersi conto di nulla. Poi, a fine concerto, gli spiegano che quella ragazza (Cinzia) era una disabile e chiede scusa di persona a lei e alla famiglia. Il giorno dopo il video diventa virale, parte lo shitstorm e Venditti – clamorosamente senza occhiali a goccia, evento biblico che non accadeva dai tempi del governo Rumor – chiede pubblicamente perdono"

Poi ha aggiunto: "La tempesta di sterco prosegue però imperterrita e lui, quando giorni dopo torna sul palco, appare ancora devastato e si mette pure a piangere. Qualche considerazione. La scena è in tutto e per tutto orrenda, e lo sarebbe stata anche se la ragazza non fosse stata disabile (cosa che Venditti non poteva sapere). Venditti, nel video di scuse, ha detto di aver pensato a una “contestazione politica”, tratteggiandosi come un artista scomodo attaccato dal potere: ciò era vero nei Settanta, assai meno adesso. Molti dipingono Venditti come un uomo dal carattere non facile, travolto anche in passato da casi in qualche modo analoghi (tipo quando si scagliò contro la Calabria). Detto e ribadito che la scena è indifendibile (e l’artista romano è il primo a saperlo), si è passati in un amen con inquietante disinvoltura dallo sdegno legittimo alla vile crocifissione per mano (ovviamente anonima) dei social. Davvero c’è chi pensa che Venditti detesti i disabili e sia dunque alfiere dell’abilismo? Sarebbe delirante"


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Inoltre ha proseguito: "Venditti era sul palco e ha sentito qualcuno “disturbare”: per questo ha reagito (male). E’ vero, è andato avanti anche dopo le parole del suo collaboratore, ma è tutto da dimostrare che il 75enne Venditti conoscesse in quel momento il senso esatto di “ragazza speciale”: è probabile che, se il collaboratore gli avesse chiaramente parlato di “ragazza disabile”, Venditti si sarebbe fermato subito. L’uomo sarà incline allo sbrocco, ma non è certo un mostro. E invece viene trattato come tale. La vicenda è poi un parossismo di ipocrisia. Anzitutto: noi oggi discettiamo di ogni peto che accade perché esistono gli smartphone che (purtroppo) tutto documentano, ma se fossero esistiti i cellulari anche nei Settanta e Ottanta, il 90% dei cantanti di tutto il mondo (anche i più insospettabili) sarebbe stato fucilato in pubblica piazza per vilipendio del politically correct. Sul palco, quanto a sbrocchi e affini, si è visto e sentito di tutto (solo che prima non c’erano i social)". 

Infine ha concluso: "Si presume poi che quella garbata mandria che sta insultando Venditti, si comporti nella vita di tutti i giorni come Madre Teresa di Calcutta (come no), e per questo possa dilettarsi nel vero sport nazionale dell’italiano medio (frustrato e rosicone come nessuno): ovvero lapidare il famoso di turno che inciampa. Questa montagna di letame rischia ora di cristallizzarne la figura di Venditti nell’“odiatore di disabili”, cancellando più di 50 anni di carriera (ora ispirata e ora meno), e anche questo sarebbe infame. Infine, ma è forse l’aspetto più importante: quando scrivete (ancor peggio anonimamente) un commento diffamatorio contro una persona, sia essa famosa o meno, quella persona poi lo legge. E sopportare tutta quella ferocia è durissima, infratti c’è gente che si è addirittura tolta la vita. “La televisiun la g'ha na forsa de leun”, cantava Jannacci, e i social non sono certo meno letali (anzi). L’Italia pare ormai un paese di odiatori permanenti e moralisti per finta, e il caso Venditti (cui va tutta la mia solidarietà per il liquame ricevuto dopo la stronzata commessa) lo ribadisce impietosamente. Siamo messi malissimo".


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Luca CirilloLuca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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