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REPUBBLICA - Le 10 contraddizioni di De Luca


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Pubblicato nella sezione Rassegna stampa
REPUBBLICA - Le 10 contraddizioni di De Luca

Conchita Sannino nel suo articolo per Repubblica individua dieci contraddizioni relative al Governatore, Vincenzo De Luca.


Vincenzo De Luca venerdì scorso ha usato ancora una volta il termine «miracolo» riferito alla risposta della Sanità campana in tempo di Covid, oltre ovviamente agli insulti sui soliti soggetti, a qualche ironia o sarcasmo fuori tempo su Totò e Peppino, al ghigno ordinario contro «le aggressioni mediatiche» o «scandalistiche» che avrebbero per oggetto la sua gestione dell’emergenza. C'è qualcosa che però non torna, così come sottolinea Conchita Sannino nel suo articolo per Repubblica dove individua 10 contraddizioni.

Primo. Il tracciamento. Il presidente De Luca non ha ancora spiegato come e perché in diverse Asl ormai non si sottopongono a test i contatti stretti, familiari, dei positivi accertati. Dice ieri, invece, «che la Campania sceglie la linea della prevenzione: dobbiamo arrivare con più rigore degli altri, prima che il problema scoppi». Questo, come si coniuga con l’attuale debacle del piano di test anti-contagio?


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Secondo. Le carenze di Sinfonia. Da oltre un mese ben 150 laboratori privati hanno avuto enormi difficoltà, per un cavillo ben noto in Regione come abbiamo scritto su questo giornale, a comunicare i dati dei positivi accertati sulla piattaforma. Nessuna risposta, nessuna spiegazione. Ieri, nella diretta il governatore accenna alla soluzione del problema. Non è così: sono almeno diverse decine quei centri che non riescono ad inserire i dati degli infetti, il cui totale, dunque, è ancora falsato. Da settimane.

Terzo. L’alchimia dei bollettini regionali. Arrivano nel pomeriggio, in tempo utile perché i giornali abbiano il tempo di incamerarli, copia e incolla e via. Ma c’è un mondo nei bollettini dell’Unità di crisi autorizzati da De Luca. "Repubblica" lo ha già svelato ieri, controllando quei dati fino al 5 novembre. Mutano di nome e di categoria, quei posti letto, come se nulla fosse e non riguardasse la pelle dei cittadini e l’apprensione o la serenità che ne discende. Specie negli ultimi 21 giorni, sotto la pressione del contagio che avanza. Allora, in tabella, i posti letto prima citati come "Disponibili", diventano "Attivabili" e aumentano giustamente di numero. Che significa? De Luca nella diretta Fb di ieri concede un accenno di otto secondi: «Attivabili perché è chiaro che se non servono, non li attiviamo». Ma poi, nel bollettino di ieri tutti i posti (sia di degenza generale, sia di Terapia intensiva) non sono titolati come "Attivabili" ma di nuovo come "Disponibili". Presidente De Luca, questi posti sono attivabili (avranno bisogno di uomini o mezzi, si immagina) o sono disponibili, cioè reali, a disposizione di chi sta male? E quante risorse, e tempo, occorre perché quei letti passino dalla prima alla seconda categoria? E perché non viene spiegato alla popolazione in attesa nelle ambulanze?

Quarto. Terapia intensiva. "Repubblica" ha rilevato, con i noti bollettini alla mano, che erano 110 in Campania fino al 15 ottobre. Ieri, sottolinea De Luca in diretta, «sono 600». Chiaro che ne siano stati attivati di corsa durante le ultime settimane, ma dove, come? Perché molti medici ci scrivono per saperlo.

Quinto. La Sub intensiva. Sono i reparti che, stando alle statistiche, servono nei pazienti respiratori persino più delle Rianimazioni. Non sono in bollettino. Addirittura, come denuncia un medico (nell’intervista a pagina 5), il San Giovanni Bosco sta per diventare Covid Hospital ma non avrà la Sub intensiva. Perché?

Sesto. I posti letto. Fino al 5 novembre, nelle note tabelle, sono elencati come categoria "posti letto Covid" e sono 1940. Passa un giorno e i letti, sparisce la dicitura Covid, e diventano 3.160, di cui occupati 1677. Se c’è una tale disponibilità di posti letto perché tanti ammalati soffrono senza poter avere un posto in ospedale?

Settimo. Relazione tra posti letto e medici. Il presidente De Luca ha chiesto, ribadendolo anche ieri, «600 medici e 800 infermieri». Se tutti questi posti letto sono "disponibili" perché c’è bisogno di ancora 1400 unità, se non per attivare posti ora non utilizzabili?

Ottavo. I medici e i dirigenti medici non possono esprimersi sulla gestione Covid, pena il licenziamento. Perché?

Nono. Il governatore non apre conferenze (anche in web) ai giornalisti da otto mei esatti. Perché?

Decimo. «Siamo trasparenti», insiste De Luca. Poi, dopo una pausa: «Saremo la Regione più trasparente d’Italia». È proprio su questa convinzione che, ancora una volta, abbiamo chiesto una intervista in cui porre queste domande e poter sciogliere i dubbi. Ma l’agenda, anche ieri, non prevedeva domande.


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