Moggi: "Italia, nessun cambiamento con Spalletti. Nel calcio c'è disordine morale"

"Spalletti aveva detto che gli inglesi ci avrebbero dato la vera dimensione della squadra azzurra, e infatti ce l'hanno data", il pensiero di Moggi su Libero.
L'ex dirigente di Napoli e Juventus, Luciano Moggi, ha pubblicato un articolo sul quotidiano Libero analizzando il momento della Nazionale: "È ormai alle nostre spalle la dieci giorni della nazionale e sembra anche passato tanto tempo da quando Spalletti ha assunto il comando delle operazioni, visto che nulla è cambiato da quando ci ha lasciato Mancini. Dopo la goleada contro i poveri maltesi, il nuovo ct aveva giustamente detto che il confronto con gli inglesi ci avrebbe dato la vera dimensione della squadra azzurra. Che in effetti ci ha dato, purtroppo senza nulla di cambiato rispetto al passato".
Prosegue Moggi: "Eppure nessuno vuol correre al capezzale di questo nostro calcio malato. E soprattutto interrogarsi sul perché di questa sua metamorfosi per capire che non basta stravincere con Malta quando si stra-perde poi con gli inglesi. (…) E neanche reclamizzare troppo il ben augurante arrivo di Spalletti perché, racconta la matematica, che cambiando solo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. Meglio non pensare che la nostra qualificazione passa per l’Ucraina, un paese che, nonostante sia in guerra, ha fatto meglio dell’Italia, almeno fino ad ora. Noi vogliamo comunque continuare fortemente a sperare nella qualificazione, anche se, a qualificazione avvenuta, dovremmo vedercela con nazionali superiori a noi come Francia, Inghilterra, Belgio e Portogallo".
Sulle scommesse: "Non possiamo certamente dire 'meno male' che è sopraggiunto lo scandalo delle scommesse a far passare in sottordine questa dieci giorni della nazionale. Perché anche da questo avvenimento si può dedurre che l’ambiente calcio del nostro paese è attualmente in preda al disordine economico e morale e va riequilibrato e per farlo occorre resettarlo, anche perché coloro che un tempo lottavano per assicurarsi i diritti tv stanno ora tirando i remi in barca e non si accapigliano più come una volta, si alleano anzi per pagare meno. Noi lo suggeriamo, a pensarci però devono essere i 'capi'".






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