Maradona, l'indagine dell'autopsia: "Un defibrillatore lo avrebbe salvato, 8 ore d'agonia"

Emergono ulteriori dettagli dall'autopsia sul corpo di Diego Armando Maradona. L'ex campione del Napoli è morto perché non è stato curato adeguatamente.
Le indagini sulla morte di Diego Armando Maradona proseguno. L'edizione odierna de Il Mattino riporta alcuni dettagli emersi dall'autopsia. "Diego non si è lasciato morire, come hanno sostenuto alcuni uomini del suo entourage, il clan che lo aveva isolato da tutto e tutti negli ultimi mesi, probabilmente per difendere se stessi e i loro affari. Diego è morto perché non è stato curato adeguatamente, come avevano subito sospettato i magistrati della Fiscalia General di San Isidro che conducono l'inchiesta sul decesso del sessantenne ex campione del Napoli e dell'Argentina".
"Alla luce di quanto è emerso nel corso dell'autopsia prende sempre più consistenza l'ipotesi di un'incriminazione per omicidio colposo. I magistrati hanno già indagato due medici che avrebbero dovuto seguire Diego da vicino: appunto Luque, neurochirurgo, e Agustina Cosachov, psichiatra. Sei, forse otto, ore nel letto di un appartamento non attrezzato per assistere un paziente con gravi patologie. Un defibrillatore avrebbe potuto salvare Maradona se qualcuno si fosse accorto di quel malore che gli sarebbe stato fatale. Dall'autopsia, anticipata dal quotidiano sportivo Olé, sono arrivate conferme di quanto era stato sospettato dai magistrati e dai loro periti. Le analisi su sangue e urine hanno escluso la presenza di alcol o stupefacenti, ma hanno evidenziato invece tracce di psicofarmaci, quelli di cui Maradona faceva uso da tempo".







Napoli Aris Salonicco: 6-2, gol e highlights. Doppiette di De Bruyne e Lucca
Napoli-Aris Salonicco, Lucca meglio di Hojlund
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it
