Il Napoli di Allegri è un rebus, che squadra è? Ieri è arrivata una risposta avvilente

L'edizione odierna della Gazzetta dello Sport commenta la prestazione del Napoli di Allegri nella gara contro il Como.
Alla seconda giornata di campionato drammatizzare una sconfitta fa ridere. Lo scrive la Gazzetta dello Sport commentando il 1-2 subìto dal Napoli al Maradona contro il Como. Eppure il prossimo impegno, in casa dell’Inter, rende il discorso meno teorico: ritrovarsi staccati di sei punti dai campioni in carica non farebbe bene al morale, più che alla classifica.
Il Napoli di Allegri è un rebus
L’inquietudine vera, però, non nasce dal risultato. Nasce da una domanda che ha accompagnato tutta l’estate: che razza di squadra è il Napoli di Massimiliano Allegri a fine agosto? Per mesi si è discusso se Max avrebbe sorpreso con un calcio propositivo, quello che una piazza ambiziosa attende dopo anni di grandi aspettative, oppure se avrebbe imposto la solidità difensiva che è il suo marchio di fabbrica. Ieri, sul campo, è arrivata una risposta avvilente: né l’uno né l’altro.
Squadra ancora in costruzione
Il Como di Fabregas ha vinto meritatamente, approfittando di errori individuali e di una prova azzurra senza identità chiara. Hojlund ha firmato un gol di pregio, ma non è bastato a mascherare una prestazione in cui il Napoli non ha né controllato la partita né chiuso gli spazi con la cattiveria e l’attenzione che Allegri stesso ha rivendicato a fine gara. Il tecnico ha riconosciuto i limiti: troppa leggerezza sui gol subiti, passaggi sbagliati, poca aggressività in difesa. Ha chiesto di “sistemare subito una cosa” e di capire quando si può giocare e quando invece bisogna solo soffrire. Parole da allenatore esperto, ma che al momento descrivono una squadra ancora in costruzione, a un mese dall’inizio del lavoro insieme.
Calendario difficile
Il calendario non aspetta. L’Inter è già alle porte e, al di là dei tre punti persi, è l’immagine di questo Napoli a lasciare più dubbi. Né la proposta offensiva che molti si aspettavano, né il muro difensivo che Allegri ha costruito in altre piazze. Solo un ibrido ancora indistinto, arrivato troppo presto sotto i riflettori.








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