Feltri: "Il Natale è una rottura di scatole, invidio il mio gatto che dorme in salotto"
Il direttore editoriale di Libero nel suo editoriale non nasconde il suo malcontento per le festività natalizie.

Vittorio Feltri, come ormai noto, non sembra avere un buon rapporto con le festività natalizie. Ne ha parlato nel suo editoriale per Libero di cui vi proponiamo alcuni stralci. "E anche questo Natale - per fortuna - è passato senza troppi guai, sebbene per noi della carta stampata due giorni di completa inattività costituiscano un problema esistenziale. Saltare dalle giornate trascorse in redazione a 48 ore vissute in famiglia è traumatico. Non perché mogli e figli e parenti vari ti riempiono la casa sottraendola al tuo imperio, il problema è un altro: il tempo scorre lento, l'unica cosa che puoi compiere è leggere, ma dopo venti pagine sei cotto".
"Non ti rimane che sonnecchiare. Quando ti risvegli, ti illudi che siano volate tre ore, invece no: soltanto 60 minuti lordi. L'orologio indica che sono le 16. Mancano quattro ore al banchetto serale, quello tradizionale con i congiunti che arrivano alla spicciolata e hanno il vizio insopportabile di portare con sé panettoni e bottiglie di spumante di cui non te ne importa nulla".
Poi aggiunge: "Ogni anno mi tocca questa tortura e maledico l'enfasi con cui viene celebrato il Natale: gli addobbi, gli auguri seriali che affollano il cellulare, i pacchi dono che contengono spesso cose buone ma che ti allettano neppure un poco. Va bene, sostengono che sia nato Gesù, tuttavia è la solita storia da millenni, e nessuno mi spiega come si faccia a sapere la data dello storico evento considerato che all'epoca non c'era nemmeno il calendario gregoriano. Mistero. Ma chissenefrega".
"L'importante è che giungano in fretta le 20, così prenderemo tutti posto a tavola senza appetito e fingeremo di apprezzare il cappone cucinato dalla mia consorte, la quale si è sfiancata - poveraccia - ai fornelli per celebrare questo noiosissimo giorno. Meglio il 2 novembre, i morti almeno hanno la virtù di tacere, e li ricordi, se li ricordi, in un silenzio, appunto, tombale. Proseguiamo, ed eccoci tutti a tavola, siamo una decina di commensali per la quasi totalità euforici, le conversazioni si incrociano, discussioni tediose, risate cacofoniche, brindisi sgangherati, tintinnio di bicchieri. La cena procede di pari passo con la mia rottura di scatole che tuttavia non manifesto per cortesia".
"Tra una portata e l'altra scivolano minuti e minuti che diventano ore, e finalmente irrompe il panettone tra applausi e risatine. Io sono inappetente e ho quasi fatto fuori un pacchetto di sigarette consolatrici. Nel mio mutismo rammento tutti gli articoli di giornale in cui si specificava a chiare lettere che l'importante era salvare il Natale come se questo fosse decisivo per le sorti dell'umanità. Purtroppo l'abbiamo salvato e adesso, nonostante sia notte, sono ancora qui seduto a sbuffare. Invidio il mio gatto che dorme in salotto", conclude Feltri.
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