Ancelotti: "Sbagli, vedi macchinazioni". 48 ore dopo era già un ex del Napoli

Il Corriere dello Sport ripercorre quanto accadde nelle ultime ore dell'avventura di mister Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli.
L'edizione odierna del Corriere dello Sport ripercorre quanto è accaduto tra Carlo Ancelotti e Gennaro Gattuso: "Nell’atmosfera surreale d’una domenica glaciale come può essere un 8 dicembre, con (tutti) i cellulari stranamente spenti, Carlo Ancelotti non sospettava neppure lontanamente che il Napoli stesse per esonerarlo e che quel licenziamento dovesse persino divenire l’aspetto meno doloroso d’una storia a modo suo crudele. In quell’aria cupa, densa di messaggi subliminali, nonostante l’1-1 a Udine, s’era allungata l’eco d’uno strappo definitivo che Ancelotti bruciava sdegnosamente, con quel candore che appartiene a un gentiluomo fatto e finito e però pure un po’ romanticamente ingenuo".
"Ancelotti - si continua a leggere - rimaneva ignaro dinnanzi alla brutale ipotesi ('Carlo, stanno decidendo…') d’un cronista sospettoso: 'Ma no, dài…, vedi macchinazioni'. Quarantotto ore dopo, uscendo dal San Paolo con il 4-0 allo Genk, Carlo Ancelotti era ormai già l’ex allenatore del Napoli: l’aveva intuito anche lo stadio, con quell’applauso signorile che annunciava l’addio. L'esonero è una ferita sanguinosa ma la cicatrice dell’anima con cui Ancelotti ha dovuto poi convivere è stato il sequel d’una vicenda che esonda dal calcio e travolge i sentimenti, quel silenzio di giorni, settimane, mesi che Rino Gattuso – il figlio prediletto del suo Milan – non ruppe mai una volta per spiegare e raccontare al suo «papà» come veramente andò, perché mai tacque e perché non l’avvisò che De Laurentiis l’aveva contattato. Fu proprio alla festa dei 60 anni di Carlo che De Laurentiis conobbe Gattuso convocato a Roma ma perché poi, nel momento del congedo, non lo avesse aspettato a Castel Volturno per salutarlo. Ancelotti avrebbe capito, conoscendo le regole del calcio e pure quella della vita e non sarebbe stato costretto a catalogare la scelta di quel silenzio come un tradimento del quale ora, tre anni dopo, non ha 'voglia di parlarne'".






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