GAZZETTA - Macchè eliminazione, ecco chi ha fatto fuori Prandelli

Un uomo come Cesare Prandelli che considera il viaggio più importante della meta e non ha mai guardato con ossessione al risultato, non si dimette per un'eliminazione.
Un uomo come Cesare Prandelli che considera il viaggio più importante della meta e non ha mai guardato con ossessione al risultato, non si dimette per un'eliminazione. Sono altre le motivazioni, altri i retroscena. Eccoli.
PATTI CHIARI - La sua Nazionale è nata 4 anni fa con un doppio patto condiviso. Il primo tecnico: "Vi propongo una sfida nuova: teniamo palla e attacchiamo sempre e comunque. Ci state?". La squadra rispose con entusiasmo. Il secondo etico. Imporsi regole di comportamento per proporsi come esempio virtuoso. La piena condivisione del patto, la grande empatia c.t. - squadra ha portato al biennio europeo di grandi soddisfazioni.
DI TESTA SUA - Poi qualcosa anzi molto è cambiato, generando malcontento: convocazioni, Balotelli, scelta del quartier generale in Brasile, modulo di gioco. Le qualificazioni mondiali sono cominciate senza Cassano, cha a Euro '12 aveva infastidito i senatori con una serie di comportamenti disallineati. Ma fuori gioco Pepito Rossi ed El Shaarawy, altalenante Insigne, a un certo punto Prandelli si convince che, come opzione di classe, il meglio è Cassano. Il c.t. scommette forte anche su Balotelli. Scommette tutto: l'attacco sarà lui. A casa Gila, Destro, Toni... Anche sul bucolico resort di Mangaratiba il c.t. ha tirato dritto, contro la Federcalcio che avrebbe gradito una località più accessibile a sponsor e tifosi e meno affollata di parenti. E Pirlo, dopo quattro anni di regia unica, all'esordio con l'Inghilterra, si è ritrovato a smezzarsi con Verratti in uno schema senza rodaggio.
RESA DEI CONTI - Così in coda a Italia-Uruguay, dopo aver visto l'attacco ridotto a quel Balotelli e poi a quel Cassano. In momenti di altissima tensione, i senatori juventini, spalleggiati da De Rossi, hanno rinfacciato a Balotelli errori e responsabilità. E poi sono usciti a ribadire in pubblico concetti analoghi. Invece di lavare i panni sporchi in famiglia, il capitano ha puntato il dito e denunciato tutto. È qui che Cesare Prandelli ha deciso di dimettersi. Perchè le critiche dei senatori che miravano alle scelte più personali del c.t. (Balotelli, Cassano) suonavano come una delegittimazione. A quel punto sapeva che non avrebbe più potuto tenere in mano la Nazionale come prima. Il patto ormai era rotto. La prima verità è che Prandelli è stato dimissionato dai suoi senatori. Lo aveva messo in conto quando ha deciso di giocarsela di testa sua. Ha perso e ha salutato.
Fonte: Gazzetta.it







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