Zoff: "Da piccolo ero lo scemo del villaggio. Troppo vittimismo nel calcio di oggi"
L'ex portiere del Napoli, il celebre Dino Zoff, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del giornale La Repubblica.

Dino Zoff, ex portiere del Napoli e della nazionale italiana, sta lavorando a un docufilm sulla sua vita. Il celebre sportivo si è raccontato nel corso di una intervista alla edizione odierna del quotidiano La Repubblica: "È un calcio vero anche adesso, il problema è che prevale il vittimismo".
"Ti tocco e vai per terra. Credo che sia necessario essere atleti, non si può rotolare per terra così facilmente. Il vittimismo arriva anche nelle scuole, oggi se un bambino prende 5 è colpa del maestro. Prima non c’erano tante scuse. Da piccolo ero un po’ lo scemo del villaggio, in porta i grandi mi facevano buttare sempre anche se avevo i calzoni nuovi, poi hanno cominciato a considerarmi bravino. La mia generazione non poteva pensare di fare nella vita il portiere, chi arrivava alla serie C era un eroe: ci si divertiva, si faceva Tarzan sugli alberi, e si giocava a pallone anche cinque ore al pomeriggio".
I tiri da lontano le costarono critiche feroci al Mondiale 1978. "Mi dicevano che ero vecchio, decisi di non parlare più con i giornalisti. Se cominci a difenderti con le parole ti sembra di essere finito in tribunale. Io avrei potuto anche pretendere dei risarcimenti per quello che avevo subito, ma ho preferito pensare a lavorare. Se avessi fatto la guerra magari non sarei arrivato al Mondiale dell’82".
Anche Donnarumma vive fasi alterne, tra grandezza e critiche. "Ricordiamo sempre chi è Donnarumma: è lui ad aver vinto gli Europei. Se arrivi due volte ai rigori e il portiere li para, il merito è suo".
È malinconico anche il ricordo dell’addio al calcio? "È stato la chiusura di una parentesi stupenda, quindi è triste. Ma ricordo bene che tra i tanti che sono venuti a salutarmi c’era anche Lev Jascin, leggendario portiere sovietico: dalla Russia mi portò un samovar gigante".
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